Draw no bet nelle scommesse: il rimborso che si paga in quota

Updated Novembre 2026
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Il draw no bet è la scommessa a due esiti che si costruisce cancellando il pareggio: vinci se la squadra che hai scelto vince, perdi se perde, e in caso di parità la posta torna indietro. William Hill lo scrive senza giri di parole nel proprio regolamento sport: si pronostica la vittoria della squadra di casa (segno 1) o della squadra in trasferta (segno 2), e in caso di pareggio la scommessa va a rimborso. Tutto qui. Il resto della faccenda è dove conviene usarlo, quanto costa rispetto al segno 1X2 puro e chi ha il diritto di offrirlo in Italia.

Una schedina con diverse selezioni segnate a penna su un bancone di legno
Nel Draw No Bet di William Hill si pronostica la vittoria della squadra di casa (segno 1) o della squadra in trasferta (segno 2).

3 Novembre 2026 — Dati verificati sull’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM (ex AAMS) e sulle condizioni e sui regolamenti dei singoli operatori.

Il punto di partenza è una scelta, e vale la pena dirlo subito perché è il filo di tutta la pagina: il draw no bet non è un mercato migliore del mercato a tre esiti, è un mercato diverso. Ti toglie un modo di perdere e lo fa pagare, ogni volta, dentro la quota. Chi non ha capito questo sta comprando un’assicurazione al buio: il prezzo c’è, è incorporato nel numero che vede sullo schermo, e non compare da nessuna parte come voce separata. Chi l’ha capito sceglie bene, perché sa quando quella protezione vale il sacrificio e quando è soltanto comoda.

Draw no bet e Asian handicap 0: due nomi, un solo meccanismo

Il lettore che arriva da un’esperienza asiatica conosce questa struttura con un altro nome, e capire che si tratta della stessa cosa gli risparmia un fraintendimento. Nell’Asian handicap con handicap 0, la vittoria della squadra scelta vince la scommessa, la sconfitta la perde e il pareggio comporta il rimborso della posta, perché senza vincitore tutti ricevono indietro la puntata originale. Il DNB italiano è la versione a due esiti dello stesso patto: le due strade arrivano dallo stesso luogo, un mercato in cui il pareggio è neutralizzato invece che quotato.

Un foglio di concessione in carta con un timbro rosso, appoggiato su una scrivania di legno accanto a una penna
Nell'Asian handicap con handicap 0, la vittoria della squadra scelta vince la scommessa, la sconfitta la perde e il pareggio comporta il rimborso della posta.

Sull’origine le versioni divergono, e non è una questione che cambi la sostanza per chi scommette. La struttura a handicap 0 è nata sui mercati asiatici; i nomi commerciali con cui i concessionari italiani la espongono cambiano da piattaforma a piattaforma, e a contare è il comportamento della scommessa, non l’etichetta. Due nomi, un meccanismo: quando vedi «Draw No Bet», «DNB» o «rimborso in caso di pareggio» stai guardando la stessa copertura, e chi ha giocato un Asian handicap 0 sa già leggerla senza chiedere aiuto allo sportello.

Il posto in cui questa doppia identità smette di essere una curiosità è il regolamento. Un conto è una scommessa che ti viene restituita perché il mercato l’aveva previsto e il risultato contemplato non si è verificato, un altro è un rimborso che nasce dal funzionamento normale dell’esito. Nelle pagine che seguono il DNB va tenuto distinto da entrambi, perché ognuno di questi casi produce un effetto diverso sul saldo, sulle multiple e sui requisiti di puntata.

Il regolamento decide, non il marketing

C’è una frase che vale più di qualunque pagina promozionale, e sta nei regolamenti sportivi dei concessionari: le scommesse a quota fissa prevedono che, se il risultato verificatosi non è tra gli esiti contemplati da una tipologia di scommessa, il partecipante abbia diritto alla restituzione in vincita dell’importo giocato. Nell’AdmiralBet il regolamento lo scrive in questi termini, e aggiunge il dettaglio che quasi nessuno legge: nelle multiple la maggiorazione va ricalcolata escludendo quella selezione. Un mercato che non contempla l’esito verificatosi non produce un risultato, produce una selezione che esce dal biglietto.

Perché questa regola conta più del «rimborso in caso di pareggio» stampato in prima pagina? Perché definisce che cosa sia davvero il draw no bet. Il pareggio non è un esito sfortunato che il concessionario ti condona per bontà; è un esito che la tipologia di scommessa non contempla, e per questo non può essere perso. Cambia il tono della cosa: non stai ricevendo un favore, stai giocando un mercato costruito su due esiti. Ed è esattamente il motivo per cui la quota scende.

Così si legge la quota di un draw no bet

La quota che vedi sul DNB non è il segno 1X2 con qualcosa in più. È il segno 1X2 ripulito dal peso del pareggio, e il peso del pareggio lo paga chi resta esposto al terzo esito. Detta al contrario: rinunciare alla sconfitta per pareggio è un’opzione che costa, e il costo è la differenza fra i due numeri sullo stesso evento — differenza che cresce sempre insieme alla probabilità che la partita finisca in parità. In una sfida fra due squadre che si equivalgono il DNB ti sottrae poco; in una partita bloccata, con un pronostico su una favorita netta in un campionato in cui il pareggio esce spesso, il prezzo dell’assicurazione si fa sentire eccome, perché tocca proprio il caso che stai comprando.

Quanto trattiene il concessionario su un mercato a due esiti

Un mercato DNB si comporta come qualunque mercato a due esiti, e per questo si può misurare. Prendiamo una coppia illustrativa di quote identiche, 1,90 e 1,90: non è il prezzo di una partita reale e non appartiene a un concessionario specifico, è l’esempio che serve a far vedere la relazione. La quota di ritorno del mercato è 1 diviso la somma di 1/1,90 e 1/1,90; su questa coppia il payout si aggira sul 95 %, e il margine del concessionario intorno al 5 %, ma la banda in cui cadono i two-way reali è larga e dipende dal concessionario e dall’evento. Su una coppia più generosa il ritorno sale verso il 97 %; su un mercato costruito peggio scende verso il 93 %, e in quel caso il margine resta sopra il 7 %. Con due esiti da 1,90 per lato, la parte che il bookmaker trattiene si mangia circa un ventesimo di ogni puntata: è il pedaggio che paghi per attraversare il mercato, e non ha niente a che vedere con il risultato.

Metà del lavoro è quindi già fatta prima di aprire il regolamento: la differenza fra 1,90 e 1,80 su una singola da 10 € è di un euro esatto in più o in meno nelle tue tasche, a parità di pronostico indovinato. Nulla nel draw no bet cambia questa matematica. Il nome del mercato non ti fa guadagnare di più; al massimo ti fa perdere meno spesso. Sono due promesse diverse e la seconda è quella che viene mantenuta.

Cosa non guadagni con un DNB

La prima cosa da mettere in chiaro è a cosa non serve questa copertura, perché le aspettative gonfiate nascono sempre dalle stesse tre confusioni. Se l’esito che temi non è il pareggio ma la sconfitta, il DNB non ti protegge da niente: la posta se ne va esattamente come con un segno 1X2 secco. Non è un’opzione di cash out, non ti permette di uscire a metà partita e non trasforma una perdita in un pareggio: il rimborso si attiva su un esito preciso e su quello solo.

La seconda: il DNB non è la strada per allungare la quota. È un mercato che paga meno del 1X2 perché ti sta togliendo un esito, non aggiungendo un rischio. Chi lo cerca pensando di aumentare il moltiplicatore ha capito al contrario il meccanismo.

La terza: la copertura vale per quella selezione, non per tutto il biglietto. In una multipla il pareggio annullato su una gamba non annulla il rischio delle altre; la scommessa resta appesa agli altri esiti e la quota già ridotta dalla gamba protetta si moltiplica per le altre. Con la soglia di attenzione che sale sempre di pari passo con il numero di selezioni, il DNB diventa un abbellimento della prima gamba e un dettaglio trascurabile sul resto.

Il pareggio fa rimborsare, non annulla la partita

Fra «il pareggio ti restituisce la posta» e «il pareggio annulla il biglietto» la distanza si allarga quando entrano in gioco le multiple e il cash out. Nella multipla il rimborso riguarda la selezione, non l’intero biglietto: la maggiorazione va ricalcolata escludendo quella gamba, perché il risultato verificatosi non è fra gli esiti contemplati e la selezione smette di esistere come componente del prezzo. Le altre partite restano in piedi e continuano a decidere l’esito finale. La conseguenza pratica è che due multiple identiche, in cui il DNB esce una volta e il segno secco l’altra, non chiudono sulla stessa quota nemmeno quando finiscono tutte allo stesso modo.

C’è poi un dettaglio di contorno che sfugge a chi guarda solo i segni 1X2 dall’app. Su un mercato DNB, un rimborso non è un cash out: la scommessa non è chiusa anticipatamente, non prende il valore che lo stato della partita le avrebbe dato, e non comporta una variazione di quota. Il mercato si chiude al risultato finale come qualunque altro. Chi confonde le due cose — la restituzione meccanica di una posta su un esito non contemplato e la chiusura anticipata di una giocata — prende decisioni diverse da quelle che crede.

Fondamenta: tempi regolamentari, tempi supplementari e frazioni di partita

Una partita di calcio non è una sola scommessa, è una sequenza di scommesse appoggiate su unità di tempo diverse. Se non diversamente specificato, le scommesse sul calcio di William Hill, compreso il Draw No Bet, si basano sul punteggio al termine dei tempi regolamentari, cioè 90 minuti più l’eventuale recupero. Il corollario è che un gol ai supplementari non ti riguarda: il tuo mercato si è già chiuso, con la parità che vale il rimborso.

Un pallone da calcio appoggiato su una schedina bianca su un tavolo di legno, alla luce del giorno
Se non diversamente specificato, le scommesse sul calcio di William Hill, compreso il Draw No Bet, si basano sul punteggio al termine dei tempi regolamentari, cioè 90 minuti più l'eventuale recupero.

William Hill offre il Draw No Bet anche su singole parti della partita: per tempo, per tempi supplementari, per quarto nel basket e per periodo, con rimborso in caso di parità al termine della frazione indicata. Chi tocca il calcio, lo tocca sapendo che il pareggio al 45′ è un esito molto più frequente di quello al 90′, e chi passa al basket deve cambiare registro: nel basket il Draw No Bet di William Hill si decide sulla partita al termine dei tempi regolamentari e, in caso di parità, la scommessa viene rimborsata. Una partita di basket non può finire in parità dopo i tempi regolamentari nel gioco vero, ma nella scommessa la parità esiste, ed è la condizione che fa tornare indietro la posta. Chi ha giocato DNB su un primo tempo di calcio prendendo per abitudine il numero del segno 1X2 di quella frazione si è già accorto che i due valori non coincidono.

Dove trovi il Draw No Bet nel palinsesto

Non esiste un mercato universale: esiste il palinsesto. La definizione legislativa è precisa — è il programma degli eventi e delle tipologie di scommessa preparato dal concessionario e approvato da ADM, e una scommessa può essere presa solo sugli eventi che vi compaiono, aggiunti uno per uno. Per il lettore questo si traduce in due conseguenze pratiche: la stessa partita può essere nel palinsesto di un concessionario e non in quello di un altro, e il DNB può apparire su certi campionati e non su altri. ADM aggiunge gli eventi singolarmente, come è accaduto a settembre 2026 con l’autorizzazione della Setka Cup e bet365 come primo partner, stando a quanto riporta la stampa di settore.

Dentro il palinsesto entrano anche gli eventi simulati, sport generati al computer mostrati in animazione o come replica di un evento reale, offerti all’interno della concessione per le scommesse sportive. Sull’ippica la pagella si spezza in due, e la distinzione conta più di quanto sembri a chi sta leggendo un regolamento. Le scommesse sulle corse dei cavalli, a quota fissa o a totalizzatore, stanno dentro la concessione ordinaria, mentre i giochi di ippica nazionale — vincente, accoppiata, tris, quarté, quinté — richiedono una concessione autonoma. Due cose diverse con due tetti diversi: un concessionario può avere la prima e non la seconda.

Prima di cercare un DNB su un altro sport, un ordine di controllo elementare: quell’evento è nel palinsesto del concessionario che sto guardando, e il mercato che vedo copre i tempi regolamentari o la frazione di gioco? La seconda domanda è quella che produce le sorprese, la prima è quella che si risolve in trenta secondi. Non serve altro per evitare l’errore più comune di chi si avvicina al settore, che è scommettere su un mercato che si crede di conoscere.

Il mercato intorno al DNB: cosa offrono gli operatori accanto

Il draw no bet non si gioca in isolamento. Chi lo sceglie di solito guarda anche gli strumenti che consentono di chiudere o comporre una giocata, e questo è il punto in cui le piattaforme mostrano differenze di sostanza. Sisal mette a disposizione la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal e le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni, accanto alla funzione Cash Out che permette di chiudere la giocata prima che l’evento finisca. SNAI risponde con i mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori, e con la funzione My Combo che combina più pronostici sulla stessa partita e unisce più combinazioni su match o sport diversi nello stesso biglietto, con una quota unica. Sono cataloghi ampi che rendono il DNB la scelta sobria della lista.

Più in alto nella piramide delle combinazioni c’è ciò che non ha niente a che vedere con la copertura del pareggio: l’accumulo. bet365 offre Quote Maggiorate su centinaia di mercati ogni giorno e Bet Builder+, che combina i mercati più popolari di eventi selezionati in un’unica scommessa, pre evento e live. StarCasinò, dal canto suo, permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò, e il modo in cui descrive la propria offerta dice già molto della sua gerarchia interna.

La funzione che va letta con più attenzione è il Cash Out. È l’unico strumento di questa famiglia che ti fa uscire da una scommessa prima che finisca, e non ha alcun rapporto con il rimborso del DNB. Chi conta su un DNB per ridurre l’esposizione al pareggio di una multipla non ha bisogno di un cash out nella stessa selezione, e anzi spesso si trova davanti a un vincolo tecnico scomodo quando prova a farlo, come spiega la sezione sul costo reale di un’offerta promozionale.

Che tipo di scommettitore sceglie il draw no bet

Tre profili diversi guardano lo stesso mercato e ne ricavano tre cose diverse. C’è chi vuole protezione e ha una ragione concreta per temere il pareggio: la favorita che gioca in trasferta, l’Under/Over in equilibrio, il primo tempo di una partita storicamente bloccata. Per questo profilo il DNB è il numero giusto, il cui sovrapprezzo è esplicitamente il prezzo dell’opzione che sta comprando. C’è chi vuole semplicemente una quota più alta: per costui il DNB è il mercato sbagliato, perché sotto il segno 1X2 c’è soltanto un numero più basso.

Il terzo profilo è il più interessante ed è quello che quasi nessuna pagina affronta. È chi scommette in modo sistematico su molti eventi con l’idea di raccogliere piccoli vantaggi: per costui il DNB, che elimina gli esiti nulli, presenta un profilo di varianza diverso da quello del mercato a tre esiti, ma il prezzo pagato per eliminare il pareggio è sempre il medesimo — un margine più largo di quello nascosto nel segno secco. Chi tiene il conto di ogni euro ricavato in vincita se ne accorge prima di chi guarda il risultato novanta minuti dopo.

Come si riconosce un’offerta che non paga il pareggio

Prima di fidarsi di una pagina che promette la restituzione, tre cose da guardare in quest’ordine: la forma scritta del regolamento sportivo, la presenza della voce nel palinsesto dell’evento e la voce «rimborso» nel testo delle condizioni. Le tre sono indipendenti e tutte e tre necessarie — un mercato chiamato «Draw No Bet» in un’app che non lo riporta nel regolamento sportivo lascia all’utente il compito di verificare tutto da capo, e un rimborso che non compare nella sezione dei regolamenti è un rimborso che non ha una procedura.

Il secondo controllo riguarda l’oggetto del rimborso. Sulla singola, il perimetro della restituzione è chiaro: la posta torna al giocatore. Sulla multipla il confine si sposta e diventa molto più interessante, perché la restituzione riguarda l’importo giocato su quella selezione e la maggiorazione va ricalcolata escludendo la gamba annullata. Chi pensa che un pareggio su una gamba gli salvi l’intero biglietto sta leggendo un mercato che non esiste.

E poi il terzo controllo, quello sui requisiti di puntata. Una selezione DNB dentro una scommessa con bonus attivo è già un esito speciale, e molti programmi promozionali non la contano allo stesso modo di un segno secco. Il modo più semplice per non farsi sorprendere è leggere il regolamento del bonus prima e la promozione dopo — non perché ci sia una risposta unica valida per tutti, ma perché le condizioni cambiano da operatore a operatore e il testo è l’unica fonte che conta.

Valutazione e criteri della classifica dei dieci concessionari

I dieci operatori che seguono hanno tutti una concessione ADM a distanza, ognuno sul proprio sito .it, e non sono una classifica né una raccomandazione in sé: ognuno è descritto per quello che le sue stesse condizioni dicono. La concessione è rilasciata per sito e non per azienda, e il codice concessione ADM e la forma societaria sono la colonna che rende verificabile un nome: un marchio di rilievo nella comparazione non è una prova di concessione, e l’Elenco di ADM non ha una colonna per i giochi, quindi il nome sull’elenco non dice da sé che ci sia l’offerta di scommesse sportive. Il terzo criterio è quello che dicono le condizioni dell’operatore sul mercato in questione, cioè sul draw no bet; gli altri contenuti del prodotto sportivo servono a collocare il marchio, non a sostituire quella voce.

Il parametro va detto in anticipo perché è il metro di tutta la classifica: un operatore che espone il DNB in modo esplicito nelle proprie condizioni si distingue da uno che si limita a un catalogo di mercati, e la differenza si vede soltanto leggendo il regolamento sportivo. Un confronto costruito sulla plancia promozionale di un’app confonde copertura del pareggio, bonus di benvenuto e quote maggiorate, che sono cose diverse.

Brand Numero di concessione ADM e concessionario Cosa dicono le condizioni sul draw no bet
AdmiralBet Concessione ADM n. 16048 — Admiral Bet S.r.l. Il regolamento a quota fissa prevede la restituzione in vincita quando il risultato non è fra gli esiti contemplati, con ricalcolo della maggiorazione nelle multiple
William Hill Concessione ADM — William Hill, concessionario italiano Esplicito: due esiti, segno 1 o segno 2, rimborso in caso di pareggio, anche su tempi e frazioni di partita
Sisal Concessione ADM n. 16020 — Sisal Italia S.p.a. Nessun riferimento al draw no bet; il cash out chiude la giocata prima della fine dell’evento
Eurobet Concessione ADM n. 16012 — Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale Nessun riferimento al draw no bet; l’app gestisce singole, multiple e sistemi e raccoglie le schedine in My Bets
bet365 Concessione ADM n. 16030 — Hillside (New Media Malta) Plc Nessun riferimento al draw no bet; Bet Builder+ combina mercati diversi in una sola scommessa
Goldbet Concessione ADM n. 16009 — Goldbet Better Organization Italy S.p.a. Nessun riferimento al draw no bet; fra i mercati di calcio compaiono 1X2, marcatori, cartellini, numero di goal
BetFlag Concessione ADM n. 16008 — Betflag S.p.a. Nessun riferimento al draw no bet; il catalogo senza deposito si gioca in un’unica scommessa a quota minima 5.00
Betsson Concessione ADM n. 16027 — Azzurri Limited Nessun riferimento al draw no bet; fra i mercati indicati ci sono 1X2, Under/Over, Goal/No Goal, marcatori e combo
StarCasinò Concessione ADM n. 16026 — Azzurri Limited Nessun riferimento al draw no bet; l’offerta sportiva convive con slot e Live Casinò
Planetwin365 Concessione ADM n. 16007 — Pwo S.p.a. Nessun riferimento al draw no bet; il palinsesto giornaliero punta su streaming di tennis, basket, pallavolo e tennis tavolo
NetWin Concessione ADM n. 16035 — Netwin Italia S.p.a. Nessun riferimento al draw no bet; le condizioni del bonus sport escludono sistemi, antepost, live e scommesse con cash out attivo

C’è una cosa da notare nella colonna centrale: l’elenco che sto mostrando è quello che è, con la sua gerarchia implicita — quel numero di codice non è un marchio, è una riga amministrativa che dice da chi è gestita la piattaforma su cui stai per mettere i tuoi soldi. Leggere quel numero è il modo più rapido per capire se una concessione è di un marchio internazionale o di una società italiana con una rete locale.

William Hill: l’unico della lista che scrive il Draw No Bet nel regolamento

William Hill è l’unico dei dieci a mettere il draw no bet nero su bianco nel proprio regolamento sportivo, e la differenza si sente: nel suo Draw No Bet si pronostica la vittoria della squadra di casa (segno 1) o della squadra in trasferta (segno 2), e in caso di pareggio la scommessa va a rimborso. Non è un dettaglio di marketing, è una definizione contrattuale. Chi apre una contestazione sul pagamento di una selezione DNB da costui ha un testo da citare, che è tutto quello che serve.

Il regolamento va poi letto fino in fondo, perché la specificazione sul tempo cambia la sostanza di quello che compri: salvo diversa indicazione, le scommesse calcistiche, Draw No Bet compreso, si valutano sul punteggio al termine dei tempi regolamentari, cioè 90 minuti più recupero. Chi segue un mercato che si estende ai supplementari deve andare a cercare la voce apposita, che in questo caso esiste: il Draw No Bet è offerto anche su singole parti della partita — per tempo, per tempi supplementari, per quarto nel basket e per periodo — con rimborso in caso di parità al termine della frazione indicata.

Quanto al resto, William Hill non è la piattaforma da cui aspettarsi il catalogo più ricco di combinazioni; è quella da cui aspettarsi il testo più chiaro. Per chi gioca su un mercato solo e vuole sapere esattamente a quali condizioni, questo vale più di cento mercati in più. E chi si aspetta un quarto d’ora di partita parziale per farsi rimborsare deve ricordarsi che le due cose — il rimborso sul tempo regolamentare e quello sulla frazione — sono mercati distinti, con due voci distinte.

AdmiralBet: quando il rimborso è una regola scritta, non un favore

AdmiralBet non intitola il proprio regolamento al draw no bet, eppure è la piattaforma che spiega meglio di quasi tutte perché un rimborso esista. Il regolamento delle scommesse a quota fissa prevede che, se il risultato verificatosi non è tra gli esiti contemplati da una tipologia di scommessa, il partecipante abbia diritto alla restituzione in vincita dell’importo giocato, con la maggiorazione da ricalcolare escludendo quella selezione nelle multiple. È la regola generale che rende il draw no bet una cosa ovvia invece che una concessione: il pareggio non è sfortuna, è un esito escluso.

Sul versante della tutela, la piattaforma chiede in registrazione di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. La finestra dei sette giorni non è un dettaglio tecnico: è un freno che agisce nell’unico momento in cui un limite viene alzato per un motivo sbagliato, cioè subito dopo una perdita.

La cifra che fa la differenza è il tempo. Le condizioni prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. Chi usa l’autoesclusione di corsa lo fa sapendo questo: la finestra breve, sette giorni, è pensata per una pausa, non per un problema. E l’effetto su tutte le piattaforme autorizzate significa che cambiare sito non è una scorciatoia. Sulfinire con una nota di colore: una procedura che si estende a ogni operatore autorizzato è il modo più elegante che lo Stato ha trovato per togliere al giocatore l’illusione del ripiego.

Sisal: un catalogo che fa del cash out la sua leva

Sisal copre il calcio attraverso una serie di prodotti dal nome riconoscibile — la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal e le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni — e affianca alla quota la funzione Cash Out, che permette di chiudere la giocata prima che l’evento finisca. Il cassetto degli strumenti si capisce dal catalogo: chi propone tante modalità di giocata chiede al cliente di decidere non solo l’esito ma anche il modo in cui vuole uscirne.

Sul draw no bet, però, la piattaforma non dice niente. E per un lettore che arriva da questa pagina con una domanda precisa — la restituzione della posta sul pareggio esiste, e a quali condizioni? — il silenzio è un’informazione utile solo a metà: il catalogo dice che Sisal tratta gli esiti del calcio in modo differenziato, ma non dice se il pareggio annullato faccia parte della lista, e il cliente che ne ha bisogno deve verificarlo lui nel regolamento della piattaforma prima di puntare.

Il giudizio, quindi, resta sospeso sul punto che conta per questa pagina e positivo su quello che la piattaforma dichiara. Il cash out è uno strumento che ha un senso in una partita in cui l’esito è ancora aperto, mentre chi cerca la copertura del pareggio vuole qualcosa di strutturale e non discrezionale. Sono due modi diversi di gestire l’incertezza, e Sisal presidia con chiarezza il secondo.

Eurobet: il portafoglio più ampio della lista

Eurobet si presenta con l’app che gestisce scommesse singole, multiple e sistemi, e raccoglie le schedine in corso o concluse nella pagina My Bets — una di quelle funzioni che sembrano un dettaglio finché non si ha un saldo da riconciliare. Il gruppo che controlla il marchio è lo stesso che gestisce Bwin e Gioco Digitale, e chi guarda la concessione sul sito trova il numero di una società diversa dal marchio che vede in vetrina. È il modo giusto di leggere il mercato italiano: la concessione è per sito e per ragione sociale, non per insegna.

Sul draw no bet, Eurobet non lascia una traccia nel proprio catalogo pubblicato: nessuna voce dedicata, nessuna menzione del pareggio rimborsato. Chi arriva da qui con un’idea precisa di cosa cercare sa che dovrà aprire il regolamento della piattaforma e leggere la parte relativa alle scommesse a quota fissa, che è la sezione dove in genere queste cose finiscono quando non hanno un nome commerciale. Non è un difetto grave, ma è un passaggio in più.

Il valore reale del marchio sta nella ricchezza del portafoglio: chi vuole giocare singole, multiple e sistemi su una sola piattaforma e tenere traccia delle giocate con una certa attenzione al saldo trova qui quello che cerca. Chi cerca soltanto la copertura del pareggio deve fare un controllo in più, che si risolve in un paio di minuti se si sa dove guardare.

bet365: Quote Maggiorate e Bet Builder+ al posto del mercato semplice

bet365 porta sul tavolo due argomenti: le Quote Maggiorate su centinaia di mercati ogni giorno e Bet Builder+, che combina i mercati più popolari di eventi selezionati in un’unica scommessa, pre evento e live. È l’offerta più spostata verso la composizione della giocata di tutta la lista: lì il valore si costruisce sommando selezioni, nono scegliendone una sola.

Ed è anche il motivo per cui la piattaforma non è la prima scelta per chi cerca la copertura del pareggio. Chi costruisce un Bet Builder somma i rischi; chi gioca il draw no bet ne elimina uno. Le due logiche non sono incompatibili in teoria ma sono in tensione in pratica, perché il primo strumento valorizza l’accumulo mentre il secondo lo impoverisce. La concessione del marchio è in capo a una società maltese, un dettaglio che dice solo da dove arriva l’azienda, non come tratta i rimborsi.

Sulla tutela, bet365 mette a disposizione periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e auto esclusione, e ricorda ai residenti in Italia il numero del Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22. Una linea telefonica pubblica vale più di un pulsante di pausa: quando qualcuno sta cercando una via d’uscita, un numero che risponde ha un valore che nessuna promozione gli dà.

Goldbet: il marchio dove la concessione non ha il nome del brand

Goldbet ha un catalogo ampio — 1X2, marcatori, cartellini, numero di goal, minuto del primo goal e quote speciali come Rete Inviolata, Tempo con più Gol, segna primo goal e segna ultimo goal — e l’app permette di giocare schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport; con il download dell’app e la registrazione si può ricevere il bonus di benvenuto. A questo Goldbet aggiunge un mondo virtuale, la Goldbet League, con dieci eventi di calcio animato in 3D che si possono giocare in singola, multipla, plurima e sistema, e le Goldbet Racing di cavalli e cani con partenze ogni cinque minuti. Nessuno di questi ultimi prodotti è un DNB, ma sono il tipo di contenuto che tiene aperta la piattaforma fra due partite.

Sul draw no bet, nessuna menzione. Sul marchio, la concessione è intestata a una società con una denominazione diversa da quella che si legge nel logo, e questo è il caso più utile per imparare a leggere la colonna centrale del confronto.

Chi cerca la copertura del pareggio trova in Goldbet poco di dichiarato e molto di dichiarabile: il regolamento sportivo è la sede in cui verificare, e vale la pena farlo prima di affidarsi a un catalogo specialistico di mercati che non nomina il DNB. Il marchio resta interessante per chi gioca più sport e usa la piattaforma come contenitore giornaliero, non per chi vuole un solo mercato specifico.

BetFlag: i dieci euro che nascondono le condizioni del mondo reale

BetFlag è il caso più interessante della lista sul versante della promozione, perché il bonus senza deposito è piccolo e la sua meccanica è didattica. Il bonus senza deposito scommesse vale 10 € più 200 Fun Flag per chi apre un conto; i 10 € vanno giocati in un’unica scommessa con quota totale minima 5.00 entro 3 giorni dall’attivazione, che avviene dopo la verifica di documento, cellulare ed e-mail entro 30 giorni dalla registrazione. Tre condizioni in una frase: importo, quota minima, tempo.

Vale la pena metterle in ordine di difficoltà. La verifica viene prima: l’attivazione avviene dopo il controllo di documento, cellulare ed e-mail, con una finestra di trenta giorni dalla registrazione — ed è qui che va anche tutta la documentazione sull’apertura del conto, con le procedure di identificazione via SPID e CIE accanto alla registrazione classica. Poi la scommessa: dieci euro in un colpo solo, non frazionati, su una quota complessiva di almeno 5.00. Infine il tempo: tre giorni dall’attivazione. La quota minima 5.00 è il vincolo che quasi tutti sottovalutano. In pratica impone una combinazione, non una singola: è l’opposto della logica di questa pagina, dove il valore sta nel restringere il rischio, non nel moltiplicarlo.

Il marchio resta una buona porta d’ingresso per chi non vuole mettere denaro prima di capire come funziona la piattaforma. I limiti sono nel fine print, non nell’importo. Un’insidia silenziosa: la richiesta della quota 5.00 rende il bonus molto più vicino a una scommessa combinata che a una prova gratuita, e il tempo di tre giorni dal momento dell’attivazione è stretto per chi non ha già una partita in mente.

Betsson: il catalogo internazionale fra 1X2 e combo

Betsson entra nella lista con un’app che copre scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo. È un catalogo dalla logica internazionale, costruito per chi vuole un’opzione su ogni partita: nessuno di questi mercati è un draw no bet, ma la combinazione di 1X2 e combo mostra come la piattaforma ragioni sugli esiti.

Sulla copertura del pareggio, la piattaforma non dice nulla di specifico, e chi cerca il rimborso deve andare a verificarlo nel regolamento sportivo. La concessione è intestata alla stessa società che gestisce StarCasinò, e il fatto che due marchi diversi appartengano a un unico concessionario dice molto sul modo in cui il mercato italiano è organizzato: le insegne sono tante, i concessionari sono pochi.

Betsson resta la scelta di chi vuole un catalogo ampio su ogni singolo evento, con la profondità dei mercati come argomento principale. Non è una piattaforma che ha fatto del rimborso sul pareggio un tratto distintivo.

StarCasinò: quando il casinò è il prodotto e le scommesse il contorno

StarCasinò è il caso più chiaro della lista in cui il gioco sportivo è un reparto accanto al resto: l’app permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò. L’ordine con cui il marchio presenta le proprie funzioni non è casuale: il casinò è la vetrina, il bookmaker è l’appendice.

Questo non è un difetto di per sé; è un posizionamento. Chi cerca il draw no bet trova qui la stessa assenza di dichiarazioni degli altri marchi senza soggetto esplicito, e deve andare a leggere il regolamento sportivo se vuole la conferma. Il punto è se un lettore che cerca un mercato specifico e paziente si trovi bene in una piattaforma il cui centro di gravità è altrove. Si trova bene se è anche un giocatore di casinò e vuole tenere un unico conto; non si trova bene se il suo unico obiettivo è una copertura sul pareggio.

La concessione è intestata alla stessa società che gestisce Betsson, ed è utile notarlo perché significa che due delle dieci insegne della lista fanno capo a un solo concessionario. La varietà dei marchi non è la varietà dei titolari.

Planetwin365: lo streaming come argomento, il DNB come verifica

Planetwin365 punta su un argomento concreto: eventi sportivi in diretta streaming, con un palinsesto quotidiano che comprende tennis, basket, pallavolo e tennis tavolo. Uno streaming che funziona vale più di dieci mercati in più per chi scommette live, perché guardare la partita mentre si gioca è il modo per non affidarsi solo al punteggio.

Sul draw no bet, nemmeno qui c’è una dichiarazione nel catalogo pubblicato. Il lettore che cerca il rimborso sul pareggio deve verificarlo nel regolamento della piattaforma, e per un mercato che si fonda sul risultato regolamentare la verifica è più importante che altrove: uno streaming che mostra il tempo supplementare non dice nulla su come verrà trattata una selezione chiusa al 90′.

Il giudizio è quello di una piattaforma con un punto di forza ben identificato e non sovrapponibile alla copertura del pareggio. Il tennis, la pallavolo e il tennis tavolo non hanno un pareggio da rimborsare, e in questi sport il DNB non ha nemmeno un senso di esistere — chi gioca su Planetwin365 per il palinsesto quotidiano di streaming lo sa già, chi cerca il rimborso sul pareggio guarda altrove.

NetWin: il bonus che esclude proprio le giocate con copertura

NetWin è il caso in cui la condizione promozionale tocca direttamente la logica del draw no bet. Per sbloccare il bonus Sport-50 la piattaforma chiede un giro di 3 volte il deposito con denaro reale entro 7 giorni, su multiple di almeno 3 eventi con quota minima 2.00 per evento e quota totale di almeno 10.00; sono esclusi sistemi, antepost, live e scommesse con cash out attivo. La quota di 2.00 per evento è un numero che vale la pena isolare, perché va letto con attenzione: il requisito riguarda la quota di ogni singola selezione, non soltanto quella complessiva.

Il punto interessante per chi legge questa pagina è l’esclusione delle scommesse con cash out attivo, che mostra una cosa importante sul funzionamento delle promozioni: la piattaforma sa che gli esiti protetti rendono il rispetto dei requisiti più oneroso, e sceglie di non contarli tra le giocate valide. Non è una regola contro il draw no bet, ma è l’indicazione di come un operatore ragiona quando deve decidere quali scommesse valgono come rigioco.

Il marchio resta una scelta per chi vuole un catalogo di combinazioni strutturato e accetta i vincoli del rigioco per intero. La finestra di sette giorni e la quota minima per evento sono i due elementi da valutare prima di dire sì; il resto è ordinaria amministrazione per chi ha già dimestichezza con i requisiti di puntata.

Classifica e confronto: come finiscono i dieci

La qualità dell’offerta sul pareggio rimborsato non si misura in una classifica, perché la disponibilità del mercato dipende dal palinsesto specifico di ogni operatore e dalle condizioni che ogni concessionario pubblica nel proprio regolamento. William Hill e AdmiralBet affrontano il tema con testi espliciti sulla gestione del pareggio, mentre per le altre insegne la risposta è nel regolamento sportivo della singola piattaforma: il punto di verifica non è un elenco, ma la sezione scommesse a quota fissa del sito scelto.

L’altra cosa che la tabella mostra e che conviene leggere con attenzione è la ripetizione che non c’è: Betsson e StarCasinò fanno capo alla stessa società, e questo è il modo più onesto di dire che la varietà delle insegne non è la varietà dei titolari. Per il lettore la conseguenza è semplice: cambiare piattaforma dentro lo stesso gruppo cambia l’esperienza ma non il titolare della concessione. Chi pensa di aver cambiato interlocutore quando ha cambiato app si sbaglia di grosso.

Su un mercato come il DNB, dove la differenza fra un operatore e l’altro è quasi tutta nel margine incorporato nella quota, il criterio di scelta non può essere un punteggio unico. Conta il tipo di gioco che si pratica: chi cerca il rimborso vuole garanzie scritte; chi cerca il catalogo ha altre priorità; chi cerca il bonus deve leggere condizioni che cambiano nome da una piattaforma all’altra.

La concessione ADM: cosa copre e cosa non dice

Il quadro è fissato dal Decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, «Riordino del settore dei giochi pubblici, a distanza», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024. Le licenze non sono autorizzazioni aperte ma concessioni attribuite con gara pubblica, e l’art. 6, comma 1 elenca i giochi che si possono offrire a distanza con una concessione: le scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, compresi quelli simulati, e su corse di cavalli; i concorsi pronostici sportivi e ippici; l’ippica nazionale; i giochi di abilità, di carte e quelli di sorte a quota fissa; le scommesse a quota fissa con interazione diretta fra giocatori, cioè il betting exchange; il bingo. Lo stesso articolo, al comma 3, stabilisce che i vincitori della gara possono gestire una o più di queste attività per un massimo di nove anni, senza rinnovo.

Il comma 5 dello stesso articolo mette insieme i requisiti: una società di capitali con sede nello Spazio economico europeo, un piano di investimenti e l’impegno a rispettare i limiti di deposito che ADM fissa nel bando. L’art. 4, comma 3 e l’art. 5, comma 3 garantiscono che le condizioni della concessione e il regime fiscale restino fissi per tutta la durata. La tutela dei minori è un principio dichiarato — l’art. 3, comma 1, lett. a) la nomina — e la maggiore età per giocare è fissata a 18 anni. Sono clausole scritte per durare, ed è per questo che il mercato italiano si muove più lentamente di altri: chi entra sa già quali regole avrà fra otto anni.

La cifra che misura l’ingresso: il bando di settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 richieste, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025. L’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza, letto il 25 ottobre 2026, contiene 52 righe, con codici da 16000 a 16051, ciascuna legata a un sito .it; una stessa società può detenerne più di una, come nel caso di Eurobet Italia S.r.l., che gestisce Eurobet, Bwin e Gioco Digitale. La concessione è per sito, non per azienda. E il dato che più spesso viene frainteso: l’elenco non ha una colonna per i giochi, e un concessionario può detenere i diritti per scommesse sportive, poker e giochi di abilità, giochi di tipo casinò, betting exchange e bingo in qualunque combinazione.

Che cosa significa per il lettore di questa pagina? Che una concessione ADM non è un marchio di qualità e nemmeno, da sola, la prova che ci sia un banco sportivo. Una riga nell’elenco è la condizione necessaria per operare legalmente in Italia; l’offerta, e quindi il draw no bet, va verificata sul sito e sull’app dell’operatore. Un marchio di grande richiamo nella comparazione non è una prova di concessione: l’elenco è la fonte, e le condizioni scritte dall’operatore sono l’unico testo in cui la concessione viene esibita con la sua forma societaria. Un dettaglio che vale la pena di dire chiaramente: Unibet, Betway, 1xBet e 22bet non compaiono fra le 52 righe dell’elenco letto il 25 ottobre 2026. Chi cerca il DNB su uno di questi nomi sta cercando altrove, con le conseguenze descritte nella sezione sui siti inibiti.

Un codice e una società sull’elenco non bastano

Il punto è delicato e riguarda il modo in cui molti lettori verificano. L’elenco di ADM contiene una riga per ogni sito autorizzato, con un codice e il nome della società concessionaria; quel numero, per esempio, non è un marchio ma una riga amministrativa e non copre l’offerta. Chi vuole sapere se un concessionario ha le scommesse sportive ha tre strade: guardare il sito e l’app, dove l’offerta è descritta; cercare il numero di concessione e la forma societaria nelle condizioni d’uso dell’operatore; oppure, per il controllo formale, leggere l’elenco sul portale di ADM capendo che la voce «giochi» non esiste come colonna. Nessuna delle tre è una scorciatoia per l’altra, ma tutte e tre si fanno in pochi minuti.

Il caso di Bwin.it è istruttivo. La concessione di Bwin.it fa capo a Eurobet Italia S.r.l., cioè al concessionario di un altro marchio: due insegne, un solo titolare. Lo stesso si vede con Betsson.it e Starcasino.it, entrambi intestati ad Azzurri Limited. È il motivo per cui «concessione per sito» è la formula giusta e «licenza di gruppo» è la formula sbagliata: la stessa società può avere più concessioni, ognuna per un sito distinto, e ogni sito risponde per conto proprio. Chi decide dove aprire il conto sta scegliendo una piattaforma, non un gruppo.

Palinsesto e tipi di scommessa ammessi

La legge definisce il palinsesto come il programma degli eventi e delle tipologie di scommessa preparato dal concessionario e approvato da ADM. Nella pratica, significa che nessun operatore può prendere una scommessa su un evento che non sia stato autorizzato, e che l’aggiunta degli eventi avviene uno per uno. L’effetto sul DNB è diretto: la disponibilità del mercato non dipende solo dal concessionario ma dal catalogo approvato, e due piattaforme possono avere lo stesso mercato su un evento e non su un altro. ADM aggiunge gli eventi singolarmente, come è accaduto a settembre 2026 con l’autorizzazione della Setka Cup e bet365 come primo partner, secondo la stampa di settore.

Dentro la concessione per le scommesse sportive stanno anche le scommesse su eventi simulati, definiti dalla legge come eventi sportivi, ippici e di altro tipo generati al computer e mostrati in animazione o come replica di un evento reale. Le sezioni «Virtuali» dei siti degli operatori vivono di questo, e sono la parte di catalogo che un lettore di questa pagina incontra quando cerca il DNB su un campionato che non esiste.

Sull’ippica la distinzione è netta e riguarda due cose diverse. Le scommesse sulle corse dei cavalli, a quota fissa o a totalizzatore, stanno dentro la concessione ordinaria sulle scommesse; i giochi di ippica nazionale — vincente, accoppiata, tris, quarté, quinté — richiedono una concessione autonoma. Chi guarda un palinsesto ippico deve sapere se sta leggendo l’una o l’altra, perché le due voci hanno titolari diversi.

Il betting exchange è la parte più originale dell’elenco e la meno compresa. La legge lo ammette come gioco a sé, e vi rientra la possibilità per il giocatore di fare la parte dello scommettitore o del banco, con il concessionario che si limita a mettere in contatto i due in modo anonimo. La documentazione di Betfair viene riportata con regole specifiche per i conti sull’exchange italiano, come una puntata minima «back» di 200 centesimi in passi da 50 centesimi, e un articolo di stampa del 2024 riferisce che il giocatore non deve nulla sulle vincite, con il prelievo che cade sul concessionario. Quali marchi gestiscano oggi un exchange e con quali commissioni è materia da verificare sui rispettivi regolamenti. Per chi cerca il DNB questa sezione serve a una cosa sola: sapere che una parte dell’offerta legale italiana non è un banco tradizionale, e che i suoi prezzi non si leggono con il metro della quota fissa.

Livelli di tutela: limiti di deposito, autoesclusione, RUA

L’art. 15, comma 1 fissa la cassetta degli attrezzi che ogni concessionario deve mettere a disposizione: limiti volontari su tempo, spesa e perdita; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati da ADM; messaggi automatici sulla durata della sessione e sulla spesa; strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto; e un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana, otto ore al giorno. È un elenco che va letto come un obbligo del concessionario, non come un servizio che qualcuno concede.

Il funzionamento pratico del limite di deposito è il punto in cui il disegno regolatorio si vede meglio. In registrazione il giocatore sceglie un limite di deposito settimanale o mensile, e le pagine degli operatori mostrano un limite settimanale al momento dell’iscrizione, una riduzione che ha effetto immediato e un’attesa di sette giorni per aumentarlo. La finestra sui sette giorni è il cuore del meccanismo: il limite si abbassa quando vuoi e si alza quando vorresti, cioè non subito. La cifra che ADM fissa nel bando come limite di deposito non è pubblica. Quello che manca come tetto normativo viene compensato dalla scelta individuale, che è l’unico strumento vincolante sui limiti di puntata nel settore sportivo: un tetto statutario in euro sulle puntate non è previsto.

Sull’identità del conto c’è un passaggio che riguarda chi apre oggi. Un conto di gioco richiede l’identificazione completa; gli operatori offrono la registrazione con modulo e copia di un documento e la registrazione con SPID, e Goldbet anche con CIE tramite un fornitore SPID. Senza SPID, il conto deve essere validato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi bloccati. È una scadenza che semplifica la vita a chi la rispetta e la complica a chi la ignora: chi apre un conto per un DNB di sabato e non completa la verifica può trovarsi la posta rimborsata dentro un conto sospeso.

L’autoesclusione resta lo strumento più forte, e va descritto nella sua struttura, non nel suo funzionamento. Il RUA, il Registro Unico degli Autoesclusi, istituito nel 2018, blocca l’accesso a tutte le piattaforme online con concessione ADM e alle sale sul territorio. L’art. 15, comma 1, lett. e) richiede strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto, per un periodo scelto dal giocatore, e una testata di settore riferisce che le forme parziali di esclusione partono dal 1° febbraio 2026. Le durate e le forme sono quelle che i termini degli operatori e la pagina di ADM riportano: AdmiralBet, per dirne uno, prevede 30, 60 o 90 giorni oppure l’esclusione a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, e dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. Chi gioca su un sito senza concessione non è collegato al RUA, e resta fuori da questa rete: un giocatore autoescluso lì non è protetto. L’altra faccia dell’obbligo è informativa: l’art. 15, comma 2 impone a ogni concessionario di spendere lo 0,2 % dei propri ricavi netti, fino a un massimo di 1.000.000 € all’anno, in campagne informative o di comunicazione responsabile su temi indicati da una commissione governativa.

Dove finisce la tutela italiana

Un sito senza concessione non è collegato al RUA, non è soggetto alla vigilanza di ADM e non applica gli strumenti obbligatori di limite. L’offerta di gioco a giocatori in Italia senza concessione è illegale, e l’art. 22 del D.Lgs. 41/2024 affida ad ADM, con la Guardia di Finanza e Sogei, la tenuta di due elenchi entrambi pubblici: quello dei siti legali, legati ai concessionari, e quello dei siti di cui viene inibito l’accesso. I fornitori di servizi internet e i prestatori di servizi di pagamento che violano un ordine di ADM sono sanzionati da 30.000 € a 180.000 € per violazione. Traduzione pratica di questi due elenchi: il sito su cui vuoi giocare ha un numero di concessione, oppure non lo ha.

Il blocco avviene a livello di DNS e qualche operatore arriva con ritardo; un’ordinanza del 2025 ha portato il totale a 11.481 domini, secondo quanto riporta la stampa di settore, gli aggiornamenti del 2026 ne aggiungono decine o centinaia alla volta e i mirror ricompaiono in poche ore. Il vocabolo con cui si descrive il risultato è «oscurati». La considerazione che conta per chi legge questa pagina: chi cerca un draw no bet su un sito oscurato non ha solo un problema di reperibilità, ne ha uno di tutele, perché il rimborso del pareggio non è un diritto che quel sito ti deve — è una condizione che quel sito si è dato, senza che nessuno la controlli.

La legge italiana non riguarda soltanto chi organizza. La Legge 13 dicembre 1989, n. 401, art. 4, come ADM la richiama il 28 febbraio 2024, prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizza in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’estero, e sanziona con ammenda e arresto fino a tre mesi anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari. È la regola dal lato del giocatore, nella formulazione che dà ADM. L’importo in euro dell’ammenda non è noto, e altrettanto non noto è se vi siano procedimenti effettivamente avviati contro un giocatore. Per i concessionari l’art. 4, comma 4-bis copre la raccolta di scommesse in Italia anche se accettate all’estero. Il contrasto è quello che il lettore ha davanti nel motore di ricerca: il sito «.com» con una licenza straniera non ha alcun titolo in Italia, e l’esperienza che offre è completamente fuori dall’ombrello delle tutele descritte sopra.

Il confronto onesto, quindi, non è fra un operatore con concessione e un operatore con licenza estera presentati come pari. Un concessionario ADM porta con sé il RUA, la vigilanza dell’Agenzia dogane e monopoli, gli strumenti obbligatori di limite e un foro italiano; un marchio «.com» non porta nulla di tutto ciò, è soggetto all’inibizione e, come afferma ADM, espone il giocatore a una sanzione di natura penale. Esistono siti esteri che accettano giocatori italiani e compaiono nelle ricerche con licenze straniere che in Italia non hanno valore: la zona offshore, per come è descritta, è quella senza protezioni. Per chi cerca copertura sul pareggio l’argomento è persino più forte che altrove, perché sta comprando una garanzia contrattuale, e una garanzia vale quanto vale chi la firma.

La pubblicità è vietata, il bonus no

Decreto Dignità, art. 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, convertito con legge 96/2018: è in vigore, e ADM lo cita il 28 febbraio 2024 con una formula che non lascia margini — è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche. A vigilare è AGCOM, con una sanzione pari al 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione. Sul fronte opposto, lo stesso decreto promuove la pubblicità del gioco pubblico che serve a un gioco sicuro e responsabile e consente al concessionario di diffondere messaggi sociali o di gioco responsabile con il proprio logo.

Sul DNB questo taglio normativo produce un effetto preciso: nessuno può dirti in televisione quanto sia comodo il rimborso sul pareggio. Non è un divieto di prodotto, è un divieto di comunicazione. Lo stato dell’applicazione aggiunge dettagli interessanti: secondo quanto riporta la stampa di settore, AGCOM nel 2025 non ha registrato sanzioni per violazioni del divieto; il TAR Lazio, con ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €; e davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea pendono due rinvii, il C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme e il C-194/25 sulla necessità di notifica del divieto. In 2025-2026 è stata proposta, non approvata, una modifica che toglierebbe il divieto per la pubblicità indiretta come le sponsorizzazioni; il divieto è in vigore alla data della verifica.

Sui bonus conviene essere chiari, perché la confusione è frequentissima: il divieto riguarda la pubblicità, non l’esistenza del bonus. Il «bonus di benvenuto» è il termine degli operatori, e non esiste un tetto statutario né sull’importo né sui requisiti di puntata; importi, rigioco e quote minime vengono dalle condizioni di ciascun operatore. È il motivo per cui due bonus che sembrano uguali sulla carta si comportano in modo diverso: il contenitore normativo è vuoto, il contenuto lo decide il contratto.

Tasse: chi paga e cosa deve dichiarare il giocatore

L’imposta unica sulle scommesse sportive a quota fissa è disciplinata dal D.Lgs. 23 dicembre 1998, n. 504, art. 4, come modificato dalla legge di bilancio per il 2025: 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla differenza fra le somme giocate e le vincite, secondo quanto riporta la stampa specializzata. Le scommesse ippiche a quota fissa pagano gli stessi tassi, dopo essere passate dal 43 % e dal 47 %, e le scommesse su eventi simulati pagano il 24,5 % sull’ammontare raccolto al netto delle vincite restituite. Una proposta contenuta nel «Decreto Sport» per portare le aliquote al 21 % e al 25 % non è entrata in vigore. Se i crediti da bonus entrino nella base imponibile è questione aperta.

Per il giocatore la risposta è più semplice di quanto sembri, e va data con la cautela che merita. Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non vanno dichiarate, perché l’imposta è prelevata alla fonte dal concessionario: è quanto riporta la stampa di settore nel 2024 e nel 2026, e la formula usata è «tassate alla fonte», con il giocatore che riceve la somma netta e non dichiara nulla. La precisazione è d’obbligo: si tratta di una ricostruzione giornalistica, non di una pagina dell’amministrazione finanziaria, quindi la raccomandazione resta quella di consultare un commercialista per il proprio caso specifico.

Ben diversa la posizione delle vincite ottenute su siti non autorizzati o esteri. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, le tratta come «redditi diversi» ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. d) del TUIR, anche per i siti registrati o ospitati all’estero, imponibili secondo l’art. 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto, senza deduzioni. La lettura pratica è: nessuna ritenuta e una dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730, con l’aliquota IRPEF applicabile che non è nota. La formula corretta è che andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, e non è consulenza fiscale. Chi gioca DNB su un sito estero non compra solo un rischio di blocco: compra anche una voce da mettere nella dichiarazione.

Il prelievo passa dai punti vendita ricariche

I punti vendita ricariche — tabaccai e ricevitorie — sono disciplinati dall’art. 13 del D.Lgs. 41/2024, e funzionano con una logica stretta: ADM tiene un registro dei punti vendita, che ricaricano il conto online soltanto su richiesta del titolare e dopo l’identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già comunicato al concessionario oppure in contanti fino a 100 € a settimana in totale. Non possono pagare vincite né prelevare il saldo, e l’iscrizione al registro costa 100 € all’anno. Il tetto dei 100 € settimanali in contanti è la parte che riguarda di più un giocatore con budget contenuto, perché è l’unico canale che non passa dagli strumenti tracciati.

Gli altri binari che le pagine di comparazione mostrano presso gli operatori ADM sono carte, PostePay e altre prepagate, portafogli elettronici come PayPal, Skrill e Neteller, Satispay, bonifico, voucher e ricariche in contanti in tabaccheria come SisalPay e Mooney. L’elenco completo di ogni operatore sta nelle sue condizioni. Sulle criptovalute presso i concessionari ADM la situazione non è definita in modo stabile, e non è nota una norma che elenchi i canali approvati. L’art. 22, comma 1 prevede un regolamento, da adottare d’intesa con la Banca d’Italia, per impedire che i prestatori di servizi di pagamento trattino denaro di gioco per operatori privi di concessione; l’entrata in vigore è da confermare. Per il giocatore il conto si chiude così: il canale che usi per depositare è anche quello da cui, in caso di problemi, passano i controlli sull’identità del titolare.

Controllo del conto: verifiche e conformità

Prima di scommettere su una selezione DNB conviene sapere in che stato è il proprio conto, perché tutte le garanzie descritte in questa sezione presuppongono un conto validato. La sequenza più comune è questa: apertura con registrazione classica e documento, oppure con SPID o CIE, quindi verifica di documento, cellulare ed e-mail, e infine il conto attivo. Il conto non validato viene sospeso dopo trenta giorni e i prelievi restano bloccati — il che significa che un rimborso può arrivare dentro un saldo che non puoi ancora spostare.

La verifica sull’identità è anche il meccanismo che collega il giocatore al RUA e ai limiti che ha scelto in registrazione. Chi apre un conto senza completare l’identificazione non è al di fuori del sistema: è dentro un conto che il sistema non lascia usare. Vale la pena dirlo perché molti lettori immaginano che il controllo avvenga al primo prelievo; in realtà il momento chiave è la validazione, e le due cose — verificare e prelevare — sono separate. Chi progetta di giocare una sola volta e poi chiudere, su un mercato come il DNB, deve mettere in conto la finestra di trenta giorni come parte del proprio piano.

Sul fronte delle quote, il controllo che riguarda il DNB è di natura diversa e ha a che fare con l’archivio delle condizioni: la quota applicata è quella fissata nel momento in cui la scommessa viene collocata, e il prize è la puntata moltiplicata per quella quota. Non è un dettaglio da commercialisti — è la ragione per cui una selezione collocata in mattinata e una collocata la sera valgono cose diverse a parità di pronostico, e per cui chi confronta due operatori deve confrontare le quote nello stesso istante.

Cosa fare quando qualcosa non torna

Prima di passare alla pratica, una nota di metodo su come si legge un’offerta e cosa fare quando arriva la sorpresa. Se una selezione DNB non viene pagata come ti aspettavi — per esempio perché il mercato copriva il tempo supplementare e non i tempi regolamentari — la prima cosa da recuperare è il regolamento sportivo nella versione pubblicata dall’operatore, non una schermata del mercato, perché la schermata non riporta le condizioni di liquidazione. La seconda è la quota applicata al momento della giocata, che è quella che determina il prize. Se il regolamento tace sul draw no bet, la voce utile è quella generale sulla restituzione in vincita per gli esiti non contemplati: in molti regolamenti italiani la protezione del pareggio vive lì.

Sul piano dei limiti personali, la stessa logica vale al contrario: il limite di deposito e il limite di spesa che hai impostato sono modificabili, ma la riduzione è immediata e l’aumento richiede sette giorni. Chi vuole giocare con un tetto rigido se lo impone prima di aprire il mercato, non dopo aver perso una scommessa. La finestra dei sette giorni non è un caso: è il tempo che il sistema concede al giocatore impulsivo per raffreddarsi, ed è l’unica forma di protezione che agisce dall’interno dell’account.

Sul piano dell’accesso, infine, vale il controllo più semplice di tutti. Un operatore privo di concessione non compare nell’elenco ADM dei siti autorizzati, e non è collegato al RUA. Prima di aprire un conto, un giro sulla pagina di ADM — o sull’elenco dei siti inibiti, che è pubblico — risolve in trenta secondi una domanda che nessuna promozione chiarirà: il sito su cui stai per giocare ha il diritto di prendere scommesse in Italia?

Osservazioni conclusive

Il draw no bet non è un trucco e non è un regalo. È un mercato a due esiti in cui il pareggio non viene quotato, e questo lo rende utile a chi ha una ragione concreta per temere la partita bloccata e inutile a chi cerca un moltiplicatore più alto. Il prezzo della protezione sta nella quota, e la differenza fra il mercato a tre esiti e il DNB su un evento bloccato è la cifra che paghi per non doverci pensare.

Sul mercato italiano restano due cose da tenere a mente. La prima è che la concessione ADM è per sito, non per azienda: Eurobet Italia S.r.l. gestisce Eurobet.it, Bwin.it e giocodigitale.it, e Azzurri Limited sta dietro a Betsson.it e Starcasino.it. La seconda è che l’elenco di ADM non ha una colonna per i giochi, e un nome sull’elenco non è la prova che ci sia un banco sportivo. Per il draw no bet la verifica non è un lusso burocratico: è la condizione per cui il tuo rimborso, se arriva, arriva su un conto dentro una struttura controllata.

Per un giocatore con budget contenuto e una selezione sola alla volta, il DNB resta lo strumento più ragionevole della cassetta degli attrezzi quando il pareggio è un rischio reale; per chi insegue il moltiplicatore è la strada più lunga. E per chi cerca il testo che descrive la copertura, William Hill è l’unico della lista che la scrive nel proprio regolamento sportivo. Chi vuole la copertura e non vuole pagare il pedagogio — perché è quello che fa il margine sopra il 5 % — è più facile che trovi quello che cerca in un segno secco con una quota più bassa o in un’altra idea di partita.

Scegliere il DNB è aver capito cosa stai comprando: non la probabilità di vincere, ma la certezza di ciò che perdi. Il resto — quanto vale la pena — dipende dalla partita e da quanto bene leggi la quota.

Domande frequenti sulle scommesse con draw no bet

Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?

L’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM è la fonte che conta, letto nella versione aggiornata, con codici da 16000 a 16051. In pratica si cerca il numero di concessione e la forma societaria nelle condizioni d’uso dell’operatore: la concessione è per sito, e un nome sull’elenco non prova da sé che ci sia un’offerta sportiva.

Come si calcola la vincita da puntata e quota?

La quota fissata al momento in cui la scommessa viene collocata si moltiplica per la puntata. Su una singola da 10 € a quota 1,85, la vincita è 10 × 1,85 = 18,50 €, cioè 8,50 € di utile netto oltre alla posta. Nelle multiple le quote delle selezioni si moltiplicano fra loro in un unico prezzo; una selezione DNB paritaria viene esclusa e la maggiorazione va ricalcolata.

Come si vede dalle quote il margine che trattiene un bookmaker?

Si prende la somma degli inversi delle quote di tutti gli esiti del mercato e si fa 1 diviso quella somma: su un ipotetico mercato a due esiti da 1,90 la quota di ritorno è vicina al 95 % e la parte trattenuta intorno al 5 %, in una banda che nei due esiti reali va più o meno dal 93 % al 97 %, a seconda dell’operatore e dell’evento.

Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?

In registrazione si sceglie un limite di deposito settimanale o mensile; una riduzione ha effetto immediato, un aumento richiede sette giorni. L’art. 15, comma 1 del D.Lgs. 41/2024 obbliga ogni concessionario a offrire limiti su tempo, spesa e perdita, messaggi automatici e strumenti di autoesclusione. L’importo del limite che ADM fissa nel bando non è pubblico.

Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?

Per le vincite pagate da un concessionario ADM l’imposta è prelevata alla fonte e il giocatore riceve la somma netta senza dichiararla, secondo quanto riporta la stampa di settore: per il proprio caso conviene consultare un commercialista. Sui siti esteri o non autorizzati l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, le considera redditi diversi da dichiarare.

Quali rischi si corrono su un sito di scommesse senza concessione ADM?

Nessuna di queste tutele: conto non collegato al RUA, nessuna vigilanza ADM, nessun limite obbligatorio, un foro straniero e la possibilità di blocchi DNS, con i mirror che ricompaiono in poche ore. ADM richiama la Legge 401/1989, che sanziona con ammenda e arresto fino a tre mesi anche chi partecipa a scommesse di operatori non concessionari.

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