Siti di scommesse stranieri: cosa cambia per il giocatore italiano, dalla concessione ADM al conto corrente
3 Novembre 2026 — Dati verificati contro l’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM (ex AAMS) e contro le condizioni contrattuali dei dieci operatori citati.

C’è una cosa che le pagine dedicate ai siti di scommesse stranieri dicono raramente, e che invece va detta subito: il bookmaker che accetta un giocatore italiano senza concessione ADM non gli offre un prodotto diverso. Gli offre lo stesso prodotto senza una serie di tutele che il giocatore scopre di aver perso solo nel momento in cui gli servono. La concessione non è un bollino decorativo appoggiato sopra l’offerta. È il documento che decide se esiste un registro pubblico di autoesclusione a cui agganciare il conto, se esiste un’autorità a cui rivolgersi quando qualcosa va storto, e perfino come vengono trattati i soldi vinti.
Non è una questione di bandiera. Un operatore estero può essere perfettamente solvibile, avere un’app ben fatta e pagare in fretta. Ma quel conto vive fuori dall’ordinamento italiano, e questa è la sola differenza che conta davvero quando si arriva al momento in cui la differenza si nota: una richiesta di autoesclusione, un prelievo contestato, un accertamento fiscale su una vincita che nessuno ha tassato alla fonte. Chi cerca «siti non AAMS» cerca in genere un’alternativa; quello che trova, il più delle volte, è un’omissione contrattuale.
Vale la pena metterlo in chiaro fin dall’inizio, però, perché è la premessa di tutto il resto: la concessione è rilasciata per singolo sito, non per azienda, e sta in un elenco pubblico che non contiene nessuna colonna relativa ai giochi offerti. Un nome dentro quell’elenco dimostra che qualcuno ha vinto una gara da circa 7 milioni di euro per nove anni. Non dimostra che quel sito accetti scommesse sportive. La prova, per quella, sta nelle condizioni contrattuali dell’operatore e nel suo palinsesto.
La classifica: dieci concessionari ADM messi alla prova su quattro materie
Prima di entrare nel merito di ogni offerta, conviene fissare le regole del confronto, perché senza di esse una classifica di bookmaker è solo una fila di aggettivi. Le materie su cui ho ordinato i dieci operatori sono quattro, e non hanno tutte lo stesso peso. La concessione è la prima perché è la porta d’ingresso: senza numero e senza intestatario verificabile, tutto il resto diventa una chiacchiera. Il concessionario che sta dietro al marchio è la seconda, e serve a smontare un equivoco comune: la società che vince la gara quasi mai si chiama come il sito. La terza è quello che le condizioni contrattuali dicono davvero, sui limiti e sull’identificazione, perché è lì che un’offerta smette di essere pubblicità e diventa un rapporto contrattuale. La quarta è lo stato dell’offerta sportiva, cioè se il palinsesto che l’operatore descrive ha abbastanza dentro per interessare chi scommette ogni settimana invece di chi apre il conto una volta.

| Marchio | Numero e intestatario della concessione | Cosa dicono le condizioni dell’operatore |
|---|---|---|
| Sisal — Sisal | ADM n. 16020, Sisal Italia S.p.a. | Oltre 1.000 eventi al giorno e più di 15.000 eventi live dichiarati, diretta streaming gratuita su calcio, volley, tennis e basket; accesso all’app anche con Touch ID |
| Lottomatica — Lottomatica | ADM n. 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. | Palinsesto dichiarato su Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1 e MotoGP, con quote e risultati in tempo reale e streaming per il live |
| NetWin — NetWin | ADM n. 16035, Netwin Italia S.p.a. | Offerta Sport-50: bonus reale pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, deposito minimo 20 €, riservata a chi ha il conto verificato |
| Eurobet — Eurobet | ADM n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale | Palinsesto che dal calcio, tennis e basket arriva a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf, scacchi, spettacolo e politica |
| BetFlag — BetFlag | ADM n. 16008, Betflag S.p.a. | Apertura del conto con le procedure di identificazione SPID e CIE accanto alla registrazione classica; gioco vietato ai minori di 18 anni |
| Betsson — Betsson | ADM n. 16027, Azzurri Limited | Scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo |
| William Hill — William Hill | ADM n. 16044, William Hill Malta Plc | Bonus Sport da 10 € accreditato subito a chi si registra con SPID; con la registrazione manuale, bonus di verifica da 5 € dopo l’invio dei documenti entro 96 ore |
| StarCasinò — StarCasinò | ADM n. 16026, Azzurri Limited | Scommesse sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di giocata, accanto a slot e Live Casinò |
| bet365 — bet365 | ADM n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc | Official Global Betting Partner della UEFA Champions League; offerta su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live |
| Planetwin365 — Planetwin365 | ADM n. 16007, Pwo S.p.a. | Campionati nazionali ed europei (Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga) più Champions, Europa e Conference League, oltre 20 tipologie di sport con risultati in diretta |
La prima cosa che salta all’occhio leggendo la colonna centrale è la ripetizione: Azzurri Limited compare due volte, su Betsson e su StarCasinò. Non è un errore di trascrizione ed è il motivo per cui la colonna esiste. Chi pensa che due marchi distinti siano due aziende concorrenti si sta sbagliando: sono due siti tenuti dalla stessa concessione, con la stessa società responsabile dietro. Nella tabella ADM lo stesso fenomeno è ancora più evidente, perché una sola concessionaria italiana compare su tre righe diverse. Il marchio è il vestito; il concessionario è chi risponde.
C’è un secondo motivo per cui il confronto si ferma a dieci nomi: non esiste nessuna ragione per cui l’elenco dei concessionari si fermi a dieci. Quella tabella ne conta 52, con codici da 16000 a 16051 e una riga per ciascun sito .it autorizzato. Una classifica è una scelta editoriale, non un censimento, e vale la pena dirlo perché l’errore opposto è più diffuso e più costoso: un marchio assente da questa lista non è un marchio senza concessione. È solo un marchio che non ho messo sotto esame.
E c’è un terzo punto da segnare, che riguarda i numeri che non ci sono. Unibet, Betway, 1xBet e 22bet non figurano tra le 52 righe dell’elenco letto il 25 ottobre 2026. Non ci sono nemmeno per un’altra ragione, però: nessuno di loro può essere descritto qui come bookmaker estero con le sue quote, i suoi bonus e i suoi metodi di ricarica, perché quei dettagli non vengono pubblicati su questa pagina. L’unica cosa che un lettore italiano può fare con un nome fuori elenco è verificarlo di persona, e la sezione che spiega come farlo è più avanti, insieme alle regole che l’ADM applica a chi resta fuori.
Sisal: la concessione più bassa della lista e la diretta streaming dentro l’app
Sisal Italia S.p.a. tiene la concessione numero 16020 sul sito Sisal.it, e la particolarità che la distingue dagli altri nove non è il palinsesto ma il modo in cui si entra nel conto. L’app per le scommesse sportive consente l’accesso anche con Touch ID, cioè con l’impronta, e questo cambia poco per chi scommette una volta a settimana e molto per chi lo fa dal telefono mentre aspetta qualcosa. È il tipo di dettaglio che nessuna concessione impone e che nessun regolamento vieta.
I numeri dichiarati sono i più alti del gruppo: oltre 1.000 eventi al giorno e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita su calcio, volley, tennis e basket. Il «gratuita» va letto per quello che è. Uno streaming non è un regalo, è un motivo per restare dentro l’app più a lungo, e uno degli usi più diretti è seguire la partita mentre si decide una giocata in corso d’opera. Chi guarda la diretta per interesse sportivo non paga nulla; chi la guarda per scommettere live sta pagando lo streaming con il margine che il bookmaker incorpora in ogni quota.
Sul versante delle tipologie di giocata l’offerta è quella di un operatore che ha capito come si costruisce una multipla: Scommessa DUO, Supercombo, Supercoppia, mercati Goal, No Goal e Multigoal, e le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni. Il Cash Out, che permette di chiudere la giocata prima che l’evento finisca, è la funzione che più di ogni altra merita una prova prima di farci affidamento: chiuderla prima significa accettare il prezzo di chiusura, non quello di apertura.
Il verdetto: è l’operatore da scegliere se il tempo di accesso al conto è la tua unità di misura e l’offerta live la tua abitudine più frequente. Chi invece scommette quasi solo pre-match su una singola a settimana troverà nelle funzioni accessorie la parte meno rilevante di tutta la dotazione.
Lottomatica: il marchio noto e la società che nessuno nomina
Goldbet Better Organization Italy S.p.a., abbreviata GBO Italy, è la concessionaria dietro Lottomatica.it e dietro la concessione numero 16010. Chi apre il conto pensa di giocare con Lottomatica; chi deve far valere un diritto contrattuale si trova davanti una ragione sociale diversa, scritta nelle condizioni. È un dettaglio che sembra burocratico e non lo è, perché in una controversia il nome del concessionario è quello che compare.
Il palinsesto dichiarato copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, Formula 1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e con lo streaming che serve a seguire la partita scommettendo live. È una copertura costruita sull’ovvio, cioè su quello che il pubblico italiano guarda davvero, e per l’uso più comune — la partita di campionato, il weekend di Formula 1, la serata di Coppa — non manca niente di rilevante.
La differenza rispetto a Sisal sta nella forma dell’offerta, non nella sostanza dei numeri. Qui l’accesso al conto resta quello standard e le funzioni di comodo non vengono promosse come argomento commerciale. Non significa che non ci siano; significa che l’operatore punta su altro.
Il verdetto: la copertura sugli eventi che il pubblico italiano segue è la ragione per aprirlo, e la ragione per cui chi cerca competizioni minori o mercati esotici potrebbe trovare il palinsesto più stretto di quanto un nome così grande lasci immaginare.
NetWin: cinquanta euro di bonus con due condizioni che pesano più del bonus
Netwin Italia S.p.a. è la concessionaria della licenza 16035 su Netwin.it, e l’offerta Sport-50 è quella su cui vale la pena fermarsi, perché è un bonus reale — soldi, non gettoni promozionali — pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €. Le condizioni: si rivolge ai nuovi giocatori con conto verificato, richiede un deposito minimo di 20 € e va richiesta al primo versamento.
Il tetto di 50 € è il numero che definisce l’offerta, e non perché sia basso. Una promozione pari al 100 % del deposito sembra generosa finché non si nota dove si ferma: un giocatore che versa 200 € intasca gli stessi 50 € di chi ne versa 50. È una struttura che conviene esattamente a chi deposita poco, e per il resto assomiglia a uno sconto sul primo versamento più che a un bonus.
C’è poi la condizione del conto verificato, che è la parte da leggere per prima. Chi apre il conto con la registrazione classica e versa prima di aver completato i controlli sui documenti non sta versando su un’offerta, sta versando su un’offerta che non ha ancora attivato. Il deposito minimo di 20 € è la seconda soglia: sotto quella cifra la promozione non esiste, e chi ha intenzione di provare l’operatore con 10 € lo farà senza il bonus.
Il verdetto: il tetto basso è anche il motivo per cui le condizioni di questa promozione restano corte, e per chi ha un budget di partenza modesto è esattamente la combinazione che serve.
Eurobet: il palinsesto che esce dal recinto dello sport
Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale è la concessionaria della licenza 16012 su Eurobet, e condivide con Bwin e Gioco Digitale la struttura di un’unica società titolare di più siti — il caso che rende bene l’idea di quanto la concessione sia legata al singolo dominio e non all’azienda.
L’offerta spiega meglio di qualsiasi aggettivo che cosa si trova qui dentro: calcio, tennis e basket come base, poi Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e persino scacchi. E poi la parte che non è sport: eventi di spettacolo, musica, cinema, televisione e reality show, e perfino politica, con le elezioni. È un palinsesto che si assume un rischio editoriale, perché mette sullo stesso piano un derby e una serata di reality show.
Questo ha un effetto pratico che vale la pena considerare. Un bookmaker che quota gli scacchi e le elezioni ha un’infrastruttura costruita per eventi poco liquidi, e la quota su un mercato sottile è la quota che costa di più al giocatore: meno partite quotate significa margine più largo per ogni singola, anche se nessuna pagina lo dichiara. Non è un difetto — è il prezzo della varietà, e chi cerca quel tipo di evento difficilmente lo trova altrove.
Il verdetto: chi vuole il mercato sportivo ordinario non guadagna nulla a scegliere Eurobet per gli scacchi, ma chi scommette su quello che gli altri non quotano trova qui una copertura che i nove operatori della lista non hanno.
BetFlag: l’identificazione come prodotto, non come passaggio obbligato
Betflag S.p.a. tiene la licenza 16008 su Betflag.it, e la sua particolarità sta in una cosa che la maggior parte degli operatori tratta come una formalità da seppellire nelle pagine di aiuto: l’apertura del conto. BetFlag la mette al centro, e accanto alla registrazione classica elenca le procedure di identificazione con SPID e con CIE.
Perché conti è presto detto. Con SPID e CIE l’identificazione arriva già fatta alla fonte: i dati anagrafici sono quelli dell’identità digitale e non c’è nessun documento da fotografare al momento del primo prelievo. Chi ha provato a completare una verifica alle due di notte, con un documento poco leggibile e un prelievo bloccato fino ad accertamento concluso, sa quanto pesa la differenza. Nella pratica questo si traduce in un conto utilizzabile e prelevabile dal primo giorno, invece di un conto che funziona per giocare e non ancora per incassare.
Il sito ricorda anche che il gioco è vietato ai minori di 18 anni, il che è una riga di legge prima ancora che una regola dell’operatore.
Il verdetto: sull’identificazione BetFlag fa quello che gli altri annunciano, cioè rendere il conto pienamente operativo senza aggiungere passaggi; chi ha già attivato SPID e vuole evitare la trafila dei documenti trova qui la scorciatoia più corta della lista.
Betsson: due marchi, una concessione sola, e una cosa da sapere prima
Azzurri Limited è la concessionaria della licenza 16027 su Betsson.it e della 16026 su Starcasino.it. Betsson è la faccia sportiva della coppia: scommesse pre e live su migliaia di eventi, con i mercati che chiunque scommette riconosce subito — 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo. È un palinsesto senza pretese di originalità e con la profondità che serve a chi gioca una multipla di tre o quattro eventi.
Il punto interessante non è il catalogo, è la struttura societaria. Un giocatore che si autoesclude o che ha un problema aperto con una delle due piattaforme non sta trattando con due aziende diverse: la responsabilità contrattuale fa capo alla stessa società. Chi immagina di poter passare dall’una all’altra come se fossero indipendenti si sbaglia di grosso, e non c’è nessuna schermata di benvenuto che lo spieghi.
Il verdetto: è la scelta di chi vuole un bookmaker generalista con i mercati standard al posto giusto e non ha nessun interesse a sperimentare; per chi cerca un palinsesto che vada oltre l’ordinario, la coppia Azzurri somiglia molto a due porte della stessa stanza.
William Hill: dieci euro immediati contro cinque euro pazienti
William Hill Malta Plc è la concessionaria della licenza 16044 su William Hill, e la sua offerta di benvenuto è un esercizio di velocità: un Bonus Sport da 10 € accreditato subito a chi si registra con SPID. La strada alternativa — la registrazione manuale — prevede invece un bonus di verifica da 5 €, dopo l’invio dei documenti ed entro 96 ore.
Vale la pena guardare la differenza per quello che è, perché è la pagina più istruttiva di tutta la lista. Lo stesso operatore paga il doppio per chi arriva con l’identità digitale e la metà per chi arriva con un documento da caricare. Non è generosità verso il cliente tecnologico: è il costo del controllo che si sposta. Il controllo d’identità fatto una volta alla fonte non va rifatto, ricontrollato e contestato più avanti, e vale cinque euro. Le 96 ore non sono un termine arbitrario, sono il tempo in cui la verifica documentale viene gestita.
C’è un dettaglio da non perdere: il bonus di verifica non si accredita al momento della registrazione ma dopo l’invio dei documenti. Chi si registra manualmente, versa e comincia a giocare senza caricare nulla sta giocando fuori da qualunque promozione.
Il verdetto: qui l’importo del bonus è la parte meno interessante, perché la vera differenza tra i due percorsi è chi carica il rischio del controllo; chi apre il conto per provare l’operatore con pochi euro trova comunque una delle promozioni più piccole del gruppo.
StarCasinò: il casinò che ha un bookmaker dentro
Azzurri Limited, concessione 16026 su Starcasino.it, è la stessa società dietro Betsson, e questo spiega perché il marchio si presenti come casinò prima che come bookmaker. L’offerta sportiva c’è ed è descritta come scommesse sui principali eventi italiani e internazionali con varie tipologie di giocata, accanto alle slot e al Live Casinò.
Chi arriva qui cercando un bookmaker puro sta scegliendo un operatore il cui centro di gravità è altrove. Non è uno svantaggio in sé: la piattaforma è la stessa infrastruttura di Betsson, e la parte sportiva funziona. Ma è una piattaforma disegnata per chi passa da una slot a una partita e ritorno, e l’organizzazione dello spazio sullo schermo lo riflette. Per un giocatore che vuole solo il palinsesto sportivo, la parte casino è ingombro; per chi alterna le due cose, è la ragione per cui il conto resta aperto.
Sul versante della tutela vale la stessa considerazione fatta per Betsson, e non è un caso: la concessione è un’altra, la società è la stessa.
Il verdetto: la parte sportiva regge l’uso occasionale, ma chi ha bisogno di una sala di controllo per le scommesse — un pallone, una quota, un Cash Out, niente altro — la trova qui dentro un po’ defilata rispetto al resto.
bet365: il partner della Champions League e le funzioni di contenimento
Hillside (New Media Malta) Plc tiene la licenza 16030 su Bet365.it, e il biglietto da visita è il più visibile della lista: Official Global Betting Partner della UEFA Champions League. È il genere di accordo che non migliora una quota di un centesimo e che cambia il modo in cui un bookmaker viene percepito. Chi cerca il nome che ha già visto in televisione lo trova qui.
L’offerta dichiarata segue il motivo per cui quella partnership esiste: Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live. È un palinsesto internazionale con l’ippica trattata come una sezione seria e non come una nota a piè di pagina, cosa che non vale per tutti.
La parte che interessa questa pagina, però, è un’altra. Gli strumenti di gioco responsabile elencati da bet365 comprendono periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione. E per i residenti in Italia l’operatore indica il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22, il numero pubblico a cui rivolgersi quando il gioco smette di essere un passatempo. Sono gli strumenti che un conto fuori concessione semplicemente non ha, ed è la ragione per cui un operatore di questa dimensione resta comunque più prudente di un .com attraente e senza regole.
Il verdetto: la partnership è l’argomento di vendita e le funzioni di contenimento sono l’argomento di acquisto, ed è la seconda a contare per chi ha il conto aperto da anni invece che da una settimana.
Planetwin365: venti sport e la copertura delle serie minori
Pwo S.p.a. è la concessionaria della licenza 16007 su Planetwin365.it, e la sua offerta si distingue per una scelta che nessuno degli altri nove fa con la stessa ampiezza: scendere sotto il livello dei grandi campionati. Serie A, Serie B, Coppa Italia e perfino Serie C, insieme a Premier League, Bundesliga e La Liga, più Champions, Europa e Conference League. E poi oltre 20 tipologie di sport con risultati in diretta.
Quella riga sulla Serie C è la più significativa di tutto il palinsesto, perché è esattamente il campionato che un tifoso guarda ma non trova sempre quotato. Per chi segue una squadra di provincia, il bookmaker non è un dettaglio: è la differenza tra poter mettere una giocata sull’evento che si conosce e non poterlo fare affatto. La copertura ampia, però, ha il suo costo di sempre: più mercati quotati significa più mercati con volumi bassi, e su quelli il margine dell’operatore si allarga. Chi confronta le quote su un’intera giornata di Serie C se ne accorge prima di chi guarda soltanto il risultato.
Il verdetto: la profondità verso il basso è la cosa che lo separa dagli altri, e resta il posto giusto per chi ha una squadra e un campionato precisi in testa, non per chi cerca la quota più alta sui grandi eventi.
Da dove nasce il fenomeno dei siti non AAMS, e perché continua a esistere
La premessa da cui parte tutto è che il gioco a distanza con vincite in denaro in Italia è riservato a chi ha una concessione. L’ADM lo scrive senza giri di parole: blocca i siti privi delle autorizzazioni previste dal 2007, e solo i titolari di concessione possono offrire gioco a distanza con vincite in denaro. Non è una preferenza dell’autorità, è l’architettura del settore.
Quella riserva non nasce da un divieto per il giocatore, ed è qui che molte descrizioni del fenomeno si perdono. La legge non dice al giocatore italiano che non può giocare. Dice che per raccogliere scommesse in Italia serve un titolo, e costruisce un sistema in cui chi offre il servizio senza quel titolo sta fuori dalla legalità e chi lo usa si espone a conseguenze che la legge prevede espressamente. La distinzione tra le due posizioni è la cosa più importante di questa sezione, e vale la pena ripeterla in modo diverso: la concessione è un obbligo dell’operatore, e le conseguenze per il giocatore sono una scelta del legislatore.
Concretamente, un bookmaker che vuole servire giocatori italiani deve vincere una gara pubblica. Le concessioni si assegnano per asta, non si concedono a richiesta, e la gara di settembre 2025 ha attribuito 52 concessioni a 46 società su 93 domande, per circa 7 milioni di euro e nove anni di durata, con il nuovo regime partito il 13 novembre 2025. Sono numeri che spiegano da soli perché il mercato italiano sia un club ristretto e perché tanti marchi internazionali che accettano giocatori italiani non vi appartengano: entrare costa sette milioni e impegna per quasi un decennio.
Il quadro normativo è il Decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 aprile 2024, che riordina il settore dei giochi pubblici a distanza. L’articolo 6, comma 1 elenca che cosa si può offrire in regime di concessione: scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, eventi simulati compresi, e su corse di cavalli; totalizzatori sportivi e ippici; ippica nazionale; giochi di abilità, carte e giochi di sorte a quota fissa; scommesse a quota fissa con interazione diretta tra giocatori, cioè il betting exchange; e bingo. Sotto l’articolo 6, comma 3 chi vince la gara può gestire uno o più di questi giochi per un massimo di nove anni, senza rinnovo. I requisiti comprendono una società di capitali con sede nello Spazio economico europeo, un piano di investimenti e l’impegno a rispettare i limiti di deposito che l’ADM fissa nel bando, come stabilisce l’articolo 6, comma 5. Le condizioni di concessione e il regime fiscale restano fissi per tutta la durata, come prevedono l’articolo 4, comma 3 e l’articolo 5, comma 3.
Su che cosa si può scommettere, l’articolo 2, lett. s) definisce il palinsesto come il programma di eventi — sportivi, ippica compresa, e non sportivi — e di tipi di giocata predisposto dal concessionario e approvato dall’ADM, e una scommessa si può prendere solo su eventi che stiano in quel palinsesto approvato. L’ADM aggiunge gli eventi uno per uno: a settembre 2026 ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 come primo partner, secondo quanto riporta la stampa di settore. È un meccanismo che dice molto su come funziona la legalità in questo mercato: non esiste una lista di ciò che è lecito scommettere, esiste un elenco approvato che cresce per decisioni singole. Chi cerca un sito straniero lo fa spesso per trovare eventi che quel meccanismo non ha ancora ammesso, e questa è una delle poche ragioni razionali per farlo.
Le scommesse su eventi simulati hanno una definizione propria, all’articolo 2, lett. v): sono le scommesse su eventi sportivi, ippici e di altro tipo simulati al computer e mostrati con animazione o con la registrazione di un evento reale, ammesse dentro una concessione per scommesse sportive. I siti degli operatori le espongono nella sezione «Virtuali». L’ippica, invece, è due cose distinte nella legge: le scommesse sulle corse dei cavalli, a quota fissa o a totalizzatore, stanno nell’articolo 6, comma 1, lett. a), mentre i giochi di ippica nazionale — vincente, accoppiata, tris, quarté e quinté nella definizione dell’articolo 2, lett. h — richiedono una concessione a sé. Se un marchio accetti i totalizzatori di ippica nazionale online è una cosa che questa pagina non stabilisce, e chi ha quell’interesse farebbe bene a chiederlo direttamente all’operatore prima di aprire il conto.
Le scommesse live sono offerte da ogni grande operatore; le regole dell’ADM sui mercati live, sui ritardi e sugli eventi coperti non sono qui ricostruite, e non esiste un elenco dei mercati live disponibili. Il betting exchange è un gioco separato, previsto dall’articolo 6, comma 1, lett. e) e definito dall’articolo 2, lett. u): il giocatore può fare il puntatore o il banco e il concessionario si limita a metterli in contatto in forma anonima. La documentazione di Betfair è riportata indicare regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, come una puntata minima di 200 centesimi con incrementi di 50 centesimi, e un articolo di stampa di settore del 2024 riferisce che sul vincitore non grava nulla, con il prelievo che cade sul concessionario. Quali marchi gestiscano oggi un exchange e con quali commissioni è una cosa che non risulta qui. Il betting exchange resta comunque un prodotto di nicchia, ed è bene saperlo: è la forma di scommessa in cui il margine dell’house non esiste, e in cui si paga una commissione sulla vincita invece di un prezzo peggiore sulla quota.
Su un punto va data una risposta netta, perché è la domanda più frequente e la più equivocata: non si trova un tetto di legge in euro sulle puntate sportive. Lo strumento che vincola davvero il giocatore sono i suoi stessi limiti e il limite di deposito che sceglie al momento della registrazione. Il resto — pubblicità, bonus, quote — è materia di contratto, non di norma.
L’autorizzazione che l’ADM concede sito per sito, e come si controlla in due minuti
La concessione è rilasciata per singolo sito, non per azienda, e questo è il punto che rende la verifica possibile. L’ADM tiene un «Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza», letto il 25 ottobre 2026, con 52 righe, codici da 16000 a 16051, ciascuna legata a un sito .it. Una sola società può comparire più volte: Eurobet Italia S.r.l. tiene Eurobet, Bwin e Gioco Digitale.
Il modo in cui un lettore verifica un bookmaker è meno complicato di quanto sembri, e vale la pena scriverlo come sequenza. Prima si prende il nome del sito esatto, dominio compreso, senza fidarsi di quello che si vede nella pubblicità. Poi si apre l’elenco sul sito dell’ADM e si cerca quella riga: se il dominio non c’è, la verifica è finita e la risposta è no. Se c’è, si legge chi è il concessionario e si confronta quel nome con quello che l’operatore scrive nelle proprie condizioni contrattuali, dove il numero di concessione e la società sono normalmente indicati. Il passaggio finale, che quasi nessuno fa, è aprire la sezione sportiva e guardare se il palinsesto contiene davvero le scommesse: è l’unico modo di rispondere alla domanda che l’elenco non risolve.
Perché quell’ultimo passaggio serve lo dice l’elenco stesso: non ha nessuna colonna relativa ai giochi. Un concessionario può essere titolare del diritto per scommesse sportive, poker e giochi di abilità, giochi di tipo casinò, exchange e bingo in qualunque combinazione. Un nome sull’elenco non dimostra quindi che quel sito offra scommesse sportive; lo dimostrano il sito e l’app dell’operatore. È una differenza che sembra cavillosa e produce un errore concreto: chi apre un conto perché ha visto il marchio nella lista autorizzati e scopre poi che il prodotto che cercava non c’è.
L’altra metà della verifica riguarda i nomi che nell’elenco non ci sono. Unibet, Betway, 1xBet e 22bet non figurano tra le 52 righe lette il 25 ottobre 2026. Non figure significare una cosa sola: che alla data di quella lettura quei domini non risultavano associati a una concessione italiana. Può cambiare — l’elenco si aggiorna — ed è per questo che la verifica va rifatta ogni volta e non una volta per tutte.
Sul fronte delle concessioni estere conviene essere brutali: una licenza di Curaçao, di Malta o di Anjouan non ha alcun valore in Italia. Non è una licenza più debole, è una licenza che non esiste per l’ordinamento italiano, e non produce nessuno degli effetti che il lettore si aspetta. Non apre un canale di ricorso davanti a un giudice italiano, non obbliga l’operatore a rispettare i limiti ADM, non lo collega al registro degli autoesclusi. Chi apre quel conto sta trattando secondo le regole del Paese che ha rilasciato la licenza, e le scopre solo quando c’è qualcosa da contestare.
Inibizione, oscuramento e conseguenze penali: che cosa dice la norma e che cosa tocca al giocatore
L’articolo 102, comma 1 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, è il fondamento dell’inibizione dei siti di gioco non autorizzati, e impone a chi fornisce connessioni internet di consultare costantemente l’elenco dei siti inibiti. L’ADM inibisce i domini che offrono o sponsorizzano gioco illegale e li reindirizza verso una pagina con un’apposita avvertenza, che segnala che il sito richiesto è sprovvisto delle autorizzazioni necessarie per raccogliere giochi in Italia. Non è un messaggio di cortesia: è il risultato di un ordine.
La novità tecnica di questo periodo riguarda il modo in cui il reindirizzamento avviene. Dall’aprile 2026 i siti inibiti vengono mandati su sito-inibito-giochi.adm.gov.it al posto del vecchio indirizzo IP statico 217.175.53.72, e i due metodi restano entrambi attivi per un periodo di transizione. L’ultimo elenco dei siti inibiti risultava aggiornato al 13 ottobre 2026. Il passaggio da un indirizzo IP fisso a un dominio è la parte da capire, per due ragioni. Un indirizzo IP è una macchina: chi lo gestisce può spostarla, chi la blocca deve bloccare tutto ciò che ci passa sopra, e tecnicamente il blocco è fragile. Un dominio dell’autorità è un bersaglio dichiarato e verificabile da chiunque, e il messaggio che il giocatore vede diventa una pagina ufficiale invece di una connessione che non risponde. Il blocco, però, continua a funzionare a livello di DNS, e alcuni fornitori di connettività restano indietro: esistono giocatori che vedono la pagina di avviso e giocatori che, sullo stesso sito, non la vedono affatto, e non dipende da loro.
L’efficacia è la parte meno gloriosa della vicenda. Un ordine del 2025 ha portato il totale a 11.481 domini secondo la stampa di settore, gli aggiornamenti del 2026 aggiungono decine o centinaia di domini ciascuno, e i mirror ricompaiono nel giro di ore. La parola che descrive il risultato è «oscurati», e descrive esattamente questo: non siti chiusi, siti resi invisibili, che tornano con un altro indirizzo. Chi si costruisce un conto su un sito destinato a essere oscurato sta scegliendo un fornitore che può sparire dalla sera alla mattina, con il saldo dentro.
Le sanzioni per chi non rispetta l’obbligo di inibizione sono la parte che rende il sistema serio. I fornitori di connettività e i prestatori di servizi di pagamento che violano l’obbligo imposto dall’ADM rischiano una sanzione amministrativa da 30.000 a 180.000 € per ciascuna violazione accertata, secondo l’articolo 22 del D.Lgs. 25 marzo 2024, n. 41. La parola che conta è «ciascuna»: non è una multa per il sistema, è una multa per ogni violazione, e questo trasforma un obbligo tecnico in un rischio economico per chiunque debba decidere se aggiornare le proprie liste.
E poi c’è la parte che riguarda direttamente chi legge. La legge 13 dicembre 1989, n. 401, all’articolo 4, è — come l’ADM stessa ha dichiarato il 28 febbraio 2024 — una regola che raggiunge anche il giocatore: secondo l’Agenzia, il partecipante a scommesse organizzate da soggetti non concessionari è sanzionato con un’ammenda e con l’arresto fino a tre mesi. L’importo in euro dell’ammenda e l’esistenza di procedimenti contro singoli giocatori non sono noti. Va detto con precisione che cosa significa: esiste una norma che l’autorità descrive come applicabile al giocatore, non è un allarme costruito per vendere concessioni italiane, e nella pratica l’incertezza riguarda l’entità e l’applicazione, non l’esistenza della previsione.
La stessa legge, nello stesso articolo, punisce anche la pubblicità: chi pubblicizza in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’estero rischia l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda. L’ADM ricorda inoltre che pubblicizzare operatori privi di concessione può comportare per i media, oltre alle conseguenze penali, specifici provvedimenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. È la ragione per cui di questi marchi si parla senza nominarli: il confine tra descrivere un fenomeno e promuoverlo non è solo una questione di stile.
Il conto di gioco, i limiti e le protezioni: quello che cambia quando il conto sta dentro il sistema
Se c’è un punto in cui la differenza tra un operatore con concessione e un sito estero smette di essere una questione di principio, è il momento dell’apertura del conto. Il conto di gioco richiede l’identificazione completa, e gli operatori offrono la registrazione con modulo e copia di un documento oppure con SPID. Senza SPID il conto va validato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi bloccati, come dichiarano le pagine degli operatori. SPID e CIE sono tra i metodi di identificazione che alcuni operatori mettono a disposizione.
Il limite di deposito è la seconda cosa che accade, e accade prima di aver giocato un euro. Alla registrazione il giocatore sceglie un limite di deposito settimanale o mensile; le pagine degli operatori mostrano un limite settimanale al momento dell’iscrizione, un abbassamento che ha effetto immediato e un’attesa di sette giorni per alzarlo. Questa asimmetria è la parte intelligente del sistema ed è anche la più scomoda da vivere: far scendere un limite è un click, farlo salire richiede una settimana di ripensamento. Chi scommette per reazione — dopo una sconfitta, dopo una quota che sembrava impossibile da lasciare — incontra in quella settimana esattamente il tempo di cui aveva bisogno e nessuno glielo concede volentieri.
L’articolo 15, comma 1 del D.Lgs. 41/2024 mette insieme gli strumenti che i concessionari devono offrire: auto-limitazione su tempo, spesa e perdita; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati dall’ADM; messaggi automatici sulla durata e sulla spesa; strumenti di autoesclusione, anche per singola categoria di prodotto; e un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana, otto ore al giorno. Nessuno di questi strumenti esiste per legge su un sito senza concessione, e non per cattiveria: non esiste l’autorità che potrebbe imporli.
Il caso Admiralbet è utile per capire come questi strumenti si declinano concretamente nelle condizioni contrattuali. Le sue condizioni prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, oppure è indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. In registrazione lo stesso operatore chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile, e anche qui un limite ridotto ha effetto immediato mentre uno aumentato entra in vigore dopo 7 giorni. Il conto si apre con la registrazione classica, caricando fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure con SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo e importa i dati automaticamente.
Dall’insieme di questi esempi emerge una cosa che vale la pena dire chiaramente, perché è la differenza sostanziale tra le due Italie del gioco online: su un sito con concessione ADM gli strumenti di contenimento non sono una gentilezza dell’operatore, sono una condizione della licenza. Il concessionario che li ignorasse rischierebbe il titolo per cui ha pagato sette milioni di euro. Su un sito fuori sistema non c’è nessun titolo da rischiare, e la buona volontà di un ufficio conformità estero non è la stessa cosa di un’obbligazione verso un regolatore italiano.
Prevenzione e autoesclusione: il RUA e ciò che resta scoperto fuori dal registro
Il RUA, Registro Unico degli Autoesclusi, è stato istituito nel 2018 e funziona così: l’autoesclusione registrata si estende a tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, indipendentemente dal concessionario presso cui è stata richiesta. Una richiesta sola, e il blocco vale su tutta la rete legale del Paese, anche su piattaforme con cui il giocatore non ha mai avuto un rapporto. È il modo giusto di progettare uno strumento del genere, perché un divieto che si applica solo dove lo si è chiesto non è un divieto, è una porta girevole.

L’articolo 15, comma 1, lett. e) richiede strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto, per un periodo che il giocatore stesso stabilisce. La possibilità di escludersi da una sola categoria è la parte meno conosciuta e più utile: chi vuole continuare a giocare alle scommesse sportive ma togliersi di mezzo la parte di gioco che gli sta sfuggendo di mano ha uno strumento fatto apposta. Secondo quanto riporta una testata di settore, le forme parziali di esclusione partono dal 1° febbraio 2026, e i periodi e le modalità sono quelli che le condizioni degli operatori e le pagine ADM indicano.
Il buco da conoscere è uno solo e va detto con tutte le lettere: i siti senza concessione non sono collegati al RUA, quindi un giocatore autoesclusosi resta senza protezione lì. Non è un’ipotesi remota. È il funzionamento normale di un registro che esiste solo per i titolari di un’autorizzazione italiana. Chi si esclude dal proprio operatore italiano e apre un conto su un sito estero non ha aggirato una regola: ha semplicemente lasciato lo strumento che si era dato.
L’articolo 15, comma 2 mette poi a carico di ogni concessionario una spesa dello 0,2 % dei propri ricavi netti, per un massimo di 1.000.000 € all’anno, in campagne informative o di comunicazione responsabile su temi fissati da una commissione governativa. È una cifra che dice quanto il legislatore prenda sul serio l’informazione, e anche quanto la consideri un costo ordinario del fare questo mestiere: non una campagna straordinaria dopo uno scandalo, ma una voce di bilancio ricorrente.
Sul versante degli strumenti concreti, l’esempio di bet365 è utile perché elenca le funzioni come le elencherebbe un operatore, non un regolatore: periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione. E per i residenti in Italia lo stesso operatore indica il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22. Una riga del genere su una pagina di un bookmaker vale più di dieci slogan, perché è un numero che qualcuno, in un momento preciso, ha composto davvero.
Quanto costa davvero giocare fuori: la ricarica, il fisco e il conto che nessuno presenta
C’è un costo che non appare in nessuna tabella comparativa ed è il più concreto di tutti: da dove arrivano i soldi, e che fine fanno quando escono. Su questo terreno la differenza tra i due mondi è netta.
Il primo ingranaggio è l’imposta unica sulle scommesse a quota fissa (D.Lgs. 23 dicembre 1998, n. 504, art. 4, come modificato dalla legge di bilancio per il 2025, il cui numero non è qui confermato): 20,5 % se la raccolta è sul canale fisico e 24,5 % se è a distanza, calcolata sulla differenza tra le puntate e le vincite. Le scommesse ippiche a quota fissa pagano le stesse aliquote, prima del 43 % e del 47 %, e le scommesse su eventi simulati pagano il 24,5 % dell’importo raccolto al netto delle vincite restituite. Una proposta contenuta nel «Decreto Sport» per portare le aliquote al 21 % e al 25 % non è entrata in vigore. Se i crediti da bonus entrino nella base imponibile è una cosa che non risulta.
Il dettaglio che quasi nessuno nota è che questa imposta non la paga il giocatore. La paga il concessionario, sulla differenza tra quello che raccoglie e quello che restituisce: significa che i 24,5 punti di prelievo sul margine lordo dell’operatore non stanno in una riga della ricevuta, stanno dentro la quota. Ogni volta che un bookmaker con concessione quota una partita, la quota che il giocatore vede è già passata sotto quell’aliquota. Non è un costo aggiuntivo: è un costo incorporato, e la differenza tra un operatore che lo paga e un operatore estero che non lo paga è uno dei motivi per cui le quote dei due mondi non sono direttamente comparabili.
Per il giocatore italiano che resta dentro il sistema, l’effetto pratico è questo: le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non vanno dichiarate, perché il prelievo cade sul concessionario e il giocatore riceve la somma netta. Non è una promozione, è il modo in cui la legge ha costruito il prelievo: tassato alla fonte, come riporta la stampa di settore nel 2024 e nel 2026. La precisazione è d’obbligo, perché una pagina di scommesse non è un commercialista: chi ha bisogno di certezza sulla propria posizione fiscale deve consultare un commercialista, non un bookmaker.
E per le vincite ottenute su siti non autorizzati la posizione cambia completamente, in peggio. La risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010 dell’Agenzia delle Entrate considera le vincite online «redditi diversi» ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lett. d) del TUIR, anche per i siti registrati o ospitati all’estero, imponibili secondo l’articolo 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto senza alcuna detrazione. In pratica: nessuna ritenuta, e una dichiarazione da fare nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata non è qui stabilita. La lettura corretta è che andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, e che questa non è consulenza fiscale.
Vale la pena fermarsi un momento su che cosa significa, perché è il costo nascosto più grosso di tutta la faccenda. Sul sito italiano il giocatore preleva e ha finito. Sul sito estero preleva e, secondo l’interpretazione dell’Agenzia, ha un reddito da dichiarare nella misura dell’intero importo ricevuto, senza poter dedurre quello che ha perso per arrivarci. La differenza tra i due trattamenti non è una sfumatura formale: è la differenza tra una vincita netta e una vincita su cui, se il fisco se ne occupa, qualcuno presenterà il conto.
Il terzo ingranaggio sono le ricariche. I punti vendita ricariche, previsti dall’articolo 13 del D.Lgs. 41/2024, sono registrati dall’ADM e comprendono tabaccai e ricevitorie; ricaricano il conto online solo su richiesta del titolare dopo l’identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già indicato al concessionario oppure in contanti fino a 100 € a settimana complessivi; non possono pagare vincite né prelevare il saldo, e l’iscrizione al registro costa 100 € all’anno. È un canale che esiste per una ragione precisa: dare a chi non vuole usare una carta un modo legale di alimentare il conto, con un tetto settimanale in contanti che vale più come freno che come comodità. Fra i canali che le pagine comparative mostrano presso gli operatori ADM ci sono carte, PostePay e altre prepagate, portafogli elettronici come PayPal, Skrill e Neteller, Satispay, bonifico, voucher e ricariche in contanti in tabaccheria come SisalPay e Mooney; l’elenco proprio di ciascun operatore sta nelle sue condizioni. Sulle criptovalute presso i concessionari ADM la posizione è aperta e non risulta una norma che nomini canali approvati. L’articolo 22, comma 1 prevede un regolamento, d’intesa con la Banca d’Italia, per impedire ai prestatori di servizi di pagamento di gestire denaro di gioco per operatori senza concessione; la sua entrata in vigore non è confermata.
Il costo medio di un’offerta: quando il margine mangia il bonus
Arriviamo alla parte che quasi nessuna pagina scrive, e che è il motivo per cui questa esiste. Un bonus, una promozione, un rimborso: tutti hanno una cosa in comune, e non è la generosità. Per incassarli bisogna giocare, e giocare costa, perché ogni quota contiene il margine del bookmaker. Quel costo si può stimare, e la stima vale più di qualunque aggettivo.
Prendiamo lo scenario più semplice e più comune: un giocatore che sceglie al momento della registrazione un limite di deposito settimanale di 100 € e lo gioca una volta sola, su un mercato a due esiti, con entrambe le quote a 1,90. È un esempio illustrativo, non una quota quotata da nessuno, e serve a mostrare il meccanismo. Il margine di quel mercato è del 5 %: con le due quote a 1,90 il bookmaker restituisce il 94,7 % di quanto raccoglie su quel mercato e trattiene il resto, quindi su 100 € di puntate l’attesa statistica è di circa 5 € che restano al banco. Non è una perdita certa, è la media su molte giocate: su una singola serata si può vincere o perdere qualsiasi cifra, ma il costo dell’operazione si misura sul lungo periodo.
Il numero diventa interessante quando cresce il numero di giri. Lo stesso margine applicato a una raccolta di 500 € — cinque settimane di limite, o un solo versamento più grande giocato e rigiocato — porta il costo atteso intorno ai 25 €; a 1.000 € di puntate complessive si arriva a circa 50 €. Il bonus, per essere conveniente, deve superare quel costo: un bonus senza deposito di 10 € che richieda un rigioco di diverse centinaia di euro non è un regalo, è un’operazione in perdita attesa, e la cosa curiosa è che l’importo del bonus non è la variabile che decide. La variabile che decide è il volume di puntate richiesto, perché è su quello che il margine lavora.
Il band è questo, e va letto con la sua condizione: su puntate complessive comprese tra 100 € e 1.000 €, a un margine del 5 %, il costo atteso dell’operazione va da circa 5 € a circa 50 €; il risultato cambia in proporzione al margine effettivo dei mercati scelti e al numero di passaggi, non alla dimensione del bonus. Vale inoltre una precisazione che nessuna formula cattura: il conto ipotizza che il margine del mercato scelto resti quello, mentre i mercati con margini più larghi — una multipla di tre eventi, un campionato minore, un mercato sottile — costano di più, e i mercati con margini più stretti, come i grandi incontri di calcio, costano meno. Il limite di deposito settimanale, in questa lettura, non è soltanto uno strumento di tutela: è anche ciò che mette un tetto al costo atteso di qualunque promozione.
La conclusione operativa è la stessa per i due mondi, e conviene dirlo senza girarci intorno. Un’offerta va valutata dal volume di puntate che richiede e dal margine dei mercati su cui la si può liberare, non dall’importo che campeggia nella pubblicità. È una regola che vale per un bonus da 50 € di un concessionario ADM esattamente come per un bonus estero che promette dieci volte tanto, e che spiega perché il secondo, quasi sempre, costa più del primo.
Bonus e requisiti di puntata: leggere prima di versare
La parola «bonus di benvenuto» è il termine degli operatori, non una categoria di legge, e questo è il punto da cui parte tutto. Il divieto pubblicitario non tocca l’esistenza di un bonus, tocca il modo in cui se ne parla in Italia: la pubblicità è vietata, l’offerta no. Non esiste un tetto di legge agli importi dei bonus né ai requisiti di puntata, quindi quantità, rigioco e quota minima vengono dalle condizioni contrattuali di ciascun operatore e da nient’altro.
La conseguenza pratica è che non esiste una fonte autorevole da cui ricavare «il bonus giusto». Esiste un contratto, e va letto. Le voci che contano sono sempre le stesse: se il bonus è in denaro reale o in gettoni promozionali, qual è il volume di puntate da liberare, quale quota minima deve avere ogni giocata perché conti, quanto tempo si ha per farlo e che cosa succede al saldo quando il tempo scade.
Sui requisiti di puntata c’è un malinteso da smontare, ed è quello che costa più soldi. Il rigioco non è una formalità da assolvere: è l’operazione in cui il giocatore restituisce parte del bonus sotto forma di margine. Più il volume richiesto è alto, più il valore atteso della promozione scende, e lo fa in modo prevedibile. E c’è una seconda trappola, più insidiosa: la quota minima. Se ogni giocata deve avere una quota minima per contare nel rigioco, il giocatore è costretto a scegliere mercati con margini più larghi, il che alza il costo medio di ogni passaggio. Il requisito di quota minima non è solo una limitazione, è un aumento di prezzo travestito da regola tecnica.
Un’occhiata alle offerte reali della lista mostra quanto siano diverse le logiche. NetWin propone un bonus reale pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, con deposito minimo di 20 € e conto verificato: un’offerta che premia chi versa poco. William Hill accredita subito un bonus da 10 € a chi si registra con SPID e 5 € di verifica a chi carica i documenti manualmente entro 96 ore: qui la promozione serve a spingere l’identificazione digitale, e il bonus è la mancia per farlo. Sono due modi opposti di usare lo stesso strumento, e nessuno dei due è un regalo nel senso in cui il giocatore intende la parola.
E poi c’è il bonus senza deposito, la categoria che promette di più e mantiene meno. Un bonus senza deposito è denaro che l’operatore mette sul conto prima che il giocatore versi qualcosa, e proprio per questo porta sempre con sé un rigioco e spesso un tetto alle vincite prelevabili. La domanda giusta non è quanto vale il bonus, è quanto costa liberarlo: un bonus di importo modesto con un volume di rigioco alto ha un valore atteso vicino allo zero, e in alcuni casi negativo. Vale la pena guardare il conto fatto nella sezione sul costo medio delle offerte: su poche centinaia di euro di puntate a un margine del 5 %, la parte di bonus che resta in tasca al giocatore si riduce a molto meno di quello che l’annuncio promette.
C’è una cosa che questa pagina non fa, ed è bene dirla. Non riporta codici promozionali, non spiega come inserirli e non elenca i metodi di ricarica o le promozioni di siti esteri. Non è una dimenticanza: quei dettagli servono a reclamare un’offerta, e il compito qui è un altro, cioè capire che cosa un’offerta costa. Chi cerca il codice lo trova nelle condizioni dell’operatore, dove sta di casa.
Domande frequenti sui siti di scommesse stranieri
Che rischi si corrono su un sito di scommesse non AAMS?
I rischi sono tre e sono verificabili. Il dominio può essere inibito e oscurato dall’ADM in qualsiasi momento, con il saldo dentro. Il conto non è collegato al RUA, quindi un’autoesclusione non vale lì. E la legge 401/1989, come l’ADM ha dichiarato il 28 febbraio 2024, sanziona il partecipante a scommesse di operatori non concessionari con ammenda e arresto fino a tre mesi.
Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?
Si prende il dominio esatto del sito, non il nome del marchio, e lo si cerca nell’«Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza» pubblicato dall’ADM. Se la riga non c’è, la risposta è no. Se c’è, si confronta il concessionario indicato con quello che l’operatore scrive nelle proprie condizioni, e si controlla che il palinsesto contenga davvero le scommesse.
Che cos’è il RUA e come funziona l’autoesclusione?
Il Registro Unico degli Autoesclusi è stato istituito nel 2018 e blocca l’accesso a tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, qualunque sia il concessionario presso cui l’esclusione è stata richiesta. Le condizioni degli operatori prevedono anche durate a tempo, e l’articolo 15, comma 1, lett. e) del D.Lgs. 41/2024 ammette l’esclusione per singola categoria di prodotto.
Che cosa vieta il Decreto Dignità in materia di pubblicità delle scommesse?
L’articolo 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, convertito dalla legge 96/2018, vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite in denaro, su qualunque mezzo, manifestazioni sportive, televisione, radio, stampa, affissioni e internet compresi. L’AGCOM lo applica con una sanzione pari al 20 % del valore della pubblicità e almeno 50.000 € per violazione.
Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?
Alla registrazione si sceglie un limite di deposito settimanale o mensile, insieme a limiti di ricarica, spesa e tempo su base giornaliera, settimanale e mensile. Un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo sette giorni. L’articolo 15, comma 1 del D.Lgs. 41/2024 impone l’auto-limitazione su tempo, spesa e perdita e i messaggi automatici su durata e spesa.
Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?
Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non vanno dichiarate, perché l’imposta unica cade sul concessionario, che versa 24,5 % sulla raccolta a distanza calcolata sulla differenza tra puntate e vincite. Sulle vincite di siti non autorizzati l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 141/E del 2010, le tratta come redditi diversi.
Siti non AAMS ed esteri – Bonus Piuvantaggiosi
Contenuto creato dal team «Bonus Piuvantaggiosi»
