Scommesse non AAMS in Italia: la concessione è per sito, non per marchio
Un bookmaker che accetta scommesse in Italia ha bisogno di una concessione ADM per il gioco a distanza, rilasciata sito per sito e gestita su un dominio .it proprio. Chi sta fuori da quel perimetro non è un operatore «più libero»: è un operatore che non compare nell’elenco dei concessionari, che l’ADM può inibire e che non è collegato al registro nazionale delle autoesclusioni.

Dati aggiornati al 3 Novembre 2026, con i riferimenti di licenza verificati sull’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM — Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che il mercato continua a chiamare «AAMS».
Come si valutano i siti di scommesse senza concessione ADM: criteri di confronto
Chi cerca un bookmaker «non AAMS» di solito parte da un’idea semplice: fuori dal sistema italiano ci siano quote migliori e bonus più generosi. La verifica che smonta o conferma quell’idea è sempre la stessa, e non richiede competenze particolari.

Il primo passo è l’elenco pubblico dei concessionari autorizzati al gioco a distanza che ADM tiene aggiornato. Ha 52 righe, codici da 16000 a 16051, ognuna legata a un solo sito .it. La concessione italiana è per sito: la stessa società può gestirne più di uno, ma ogni dominio va cercato per conto suo. Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, per esempio, figura con Eurobet.it, Bwin.it e giocodigitale.it. Trovare il marchio non basta; bisogna trovare l’indirizzo.
Il secondo passo è la colonna che nell’elenco non c’è. La concessione è unica per il gioco a distanza e copre, in qualunque combinazione, scommesse sportive, poker e giochi di abilità, giochi di sorte a quota fissa, scommesse con interazione diretta tra giocatori, bingo. Un nome sull’elenco, quindi, non dimostra da solo che quel sito tratti scommesse sportive: lo dimostra il sito stesso, la sua sezione scommesse, la sua app.
Il terzo passo riguarda il quadro giuridico. La licenza di Curaçao, di Malta o di Anjouan non ha alcun valore in Italia. Un dominio estero può mostrarla in fondo alla pagina come se fosse una credenziale, ma davanti a un’autorità italiana quella credenziale non esiste.
Qui sotto ci sono i dieci operatori con concessione che il confronto prende in esame, con il numero di licenza e quello che le loro stesse condizioni dicono in materia di limiti, identificazione e tutela.
| Brand | Concessione ADM | Strumenti di tutela e limiti |
|---|---|---|
| StarCasinò | 16026 (Azzurri Limited) | Limiti di gioco personalizzabili |
| Sisal | 16020 (Sisal Italia S.p.a.) | Autoesclusione, RUA, Cash Out |
| Betsson | 16027 (Azzurri Limited) | Limiti di deposito e gioco |
| SNAI | 16032 (Snaitech Spa) | Cash Out, limiti di puntata |
| Eurobet | 16012 (Eurobet Italia S.r.l.) | Ampio palinsesto, limiti |
| bet365 | 16030 (Hillside Malta Plc) | Limiti di versamento, RUA |
| Goldbet | 16009 (GBO Italy S.p.a.) | Bonus, limiti in registrazione |
| Planetwin365 | 16007 (Pwo S.p.a.) | Limiti, risultati in diretta |
| AdmiralBet | 16048 (Admiral Bet S.r.l.) | Autoesclusione, limiti, RUA |
| BetFlag | 16008 (Betflag S.p.a.) | Identificazione forte (SPID/CIE) |
Il margine che decide più di qualunque bonus
Prima di guardare i marchi vale la pena capire dove finisce il denaro del giocatore. Su ogni mercato a due esiti il bookmaker costruisce le quote in modo che la somma delle probabilità implicite superi il 100 %: la parte eccedente è il margine, e il resto è la quota di puntate che il mercato restituisce. È un dato che non appare mai in vetrina e che pesa su ogni singola giocata, comprese quelle fatte con i soldi di un bonus.
Molti siti senza concessione promettono «quote maggiori» e payout elevati. La promessa si verifica in un modo solo: confrontando il payout della stessa partita, stesso mercato, stesso momento, su più operatori. Le quote si muovono, e un confronto fatto a distanza di giorni non prova nulla.
Su un mercato illustrativo a due esiti, con entrambe le quote a 1,90, la quota di restituzione è pari a 1 diviso la somma di 1/1,90 più 1/1,90, cioè circa il 95 %. Il margine implicito, cioè quel che resta al bookmaker, è la differenza rispetto al 100 %: circa il 4,7 %. È un prezzo inventato per far vedere la meccanica, non la quota reale di nessun operatore, e non va letto come la tariffa praticata da un marchio specifico.
Vale la pena fermarsi su quell’1,90, perché è il numero su cui ruota tutto il resto della pagina.
Requisiti di puntata e prezzi minimi: la parte che nessuno legge
Un bonus di benvenuto non è denaro regalato, è denaro vincolato. Le condizioni che contano sono tre, e nessuna delle tre è pubblicitaria: quanto bisogna rigiocare, a quali quote minime, entro quale scadenza. Nessun tetto statutario ai bonus né ai requisiti di puntata esiste in Italia, e questo significa che le regole sono quelle scritte dall’operatore nelle proprie condizioni, diverse da marchio a marchio.
Il minimo di quota è il vincolo più silenzioso dei tre. Un requisito di puntata ha senso solo se le giocate che lo soddisfano rispettano una quota minima; se il limite è alto, il giocatore è costretto a giocare su mercati a margine più sottile, e il bonus rende meno di quanto sembrava. Una scadenza breve riproduce lo stesso effetto in un altro modo: costringe a puntare in fretta, quindi senza confrontare le quote.
I requisiti di puntata vanno poi letti insieme al tipo di bonus. Un bonus in denaro si comporta diversamente da un rimborso in gioco gratuito, e un rimborso erogato come gioco gratuito non restituisce la puntata in caso di vincita. Le condizioni cambiano da un marchio all’altro e vanno lette nel dettaglio su ciascun sito.
Da qui in avanti, quando si incontra un requisito di rigioco, conviene chiedersi quanto costerebbe soddisfarlo. Il conto si fa sul margine del mercato su cui si gioca, non sull’entità del bonus.
Un’ultima cosa che vale più di qualunque confronto tra bonus: chi gioca su un sito non autorizzato non ha nessun motivo di credere che il bonus verrà pagato.
Che cosa comporta giocare su un bookmaker senza concessione ADM: norme e vigilanza
L’ADM blocca i siti web privi delle autorizzazioni previste da molti anni, dal 2007, e ricorda che solo i titolari di concessione possono offrire gioco a distanza con vincite in denaro.
L’inibizione dei domini si fonda sull’articolo 102, comma 1, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126. Il meccanismo è lo stesso da tempo: il dominio che offre o sponsorizza gioco illegale viene reindirizzato verso una pagina con un’avvertenza che segnala l’assenza delle autorizzazioni necessarie a raccogliere gioco in Italia. Dall’aprile 2026 i siti inibiti vengono reindirizzati a sito-inibito-giochi.adm.gov.it al posto dell’indirizzo IP statico 217.175.53.72, ma entrambi i metodi restano attivi per un periodo di transizione; l’ultimo elenco dei siti inibiti pubblicato da ADM è aggiornato al 13 ottobre 2026.
Chi paga quando l’inibizione non funziona
L’obbligo non riguarda solo l’autorità. Chi fornisce connessioni Internet è tenuto a consultare costantemente l’elenco dei siti inibiti. E chi non rispetta l’obbligo paga: ai fornitori di connettività e ai prestatori di servizi di pagamento che violano un provvedimento di inibizione dell’ADM si applica una sanzione amministrativa da 30.000 a 180.000 € per ciascuna violazione accertata.
Vale la pena leggere quel «per ciascuna violazione» due volte. Non è una cifra una volta sola per un intervento di sistema: si moltiplica per ogni dominio non bloccato. È l’unica leva che il legislatore ha trovato per rendere il filtraggio un costo e non una formalità.
Il filtro, però, resta un filtro a livello DNS, e il DNS è una tecnologia con tempi propri. L’ordine del 24 settembre 2025, come riportato dalla stampa di settore, aveva portato il totale dei domini inibiti a 11.481, e gli aggiornamenti del 2026 ne aggiungono decine o centinaia alla volta. Nella pratica il meccanismo si inceppa su due punti: alcuni fornitori di connettività applicano gli aggiornamenti con ritardo, e i mirror di un dominio inibito ricompaiono nel giro di ore. Il risultato è quello che il linguaggio corrente chiama «oscurati»: un dominio che smette di rispondere, e una copia identica che risponde subito dopo.
Prendere un sito per buono perché risponde è, in altre parole, il criterio meno affidabile che esista. Vale come indicazione il contrario: un dominio che si presenta come se fosse italiano, con nomi, parole e orari italiani, è il tipo di dominio che l’elenco delle inibizioni intercetta più spesso.
La legge 401/1989 e il giocatore: quello che l’ADM dice davvero
Qui si arriva al punto che la maggior parte dei confronti salta, e non per distrazione. Il 28 febbraio 2024 l’ADM ha ricordato in un comunicato che la legge 13 dicembre 1989, n. 401 prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda nei confronti di chi pubblicizza in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’Estero. L’articolo 4 di quella legge, come l’ADM stessa lo ha enunciato, non si ferma al pubblicitario: «anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi».
È una frase che vale la pena leggere senza girarci intorno. Il rischio penale non sta soltanto in capo a chi offre il gioco o lo reclamizza; l’ADM lo mette in capo anche a chi partecipa. Sui dettagli il quadro è incompleto: l’importo in euro dell’ammenda non è noto, e non è noto nemmeno se e quante volte la norma sia stata applicata a un giocatore. Ma la direzione della regola è chiara, e chi sostiene che su un sito estero «non si rischia nulla» sta descrivendo una situazione che l’autorità italiana non riconosce.
La pubblicità illecita ha un secondo binario sanzionatorio. Oltre alle conseguenze penali, l’ADM ricorda che pubblicizzare operatori privi di concessione può comportare, per i media, specifici provvedimenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
Quello che manca a un conto aperto fuori dal sistema italiano
La differenza tra un concessionario ADM e un dominio estero non sta solo nelle sanzioni: sta in tre cose che il giocatore non vede finché non gli servono.
La prima è l’autoesclusione. Il RUA, Registro Unico degli Autoesclusi, istituito nel 2018, non è un’impostazione del singolo sito: è un registro. Chi vi si iscrive risulta escluso da tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia e dalle sale fisiche, indipendentemente dal concessionario presso cui ha presentato la richiesta. I siti privi di concessione non sono collegati al RUA, e questo vuol dire che un giocatore autoescluso che apre un conto su un dominio estero ha davanti a sé un ambiente nel quale la propria esclusione non esiste per nessuno.
La seconda è la vigilanza. Le concessioni sono assegnate per gara pubblica, non rilasciate a richiesta; i vincitori della gara possono gestire i giochi previsti dalla concessione per un massimo di nove anni, senza rinnovo. La gara del settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, per circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025. Chi sta dentro quel sistema ha costruito un’infrastruttura, un piano di investimenti e un impegno sui limiti di deposito che l’ADM fissa nella gara. Chi sta fuori non ha nessuno di quegli obblighi.
La terza è la sede legale. Un contenzioso con un concessionario italiano si discute in Italia, davanti a un’autorità italiana, con un soggetto identificabile. Con un operatore estero non autorizzato quella sede non esiste, e il conto è lo strumento di una controparte che in Italia non risponde a nessuno.
Il rovescio della medaglia vale la pena dirlo: dal lato del gioco, il registrato in Italia non è un giocatore sotto tutela speciale. È un giocatore che ha accettato di scegliersi dei limiti. La tutela sta in quel consenso.
Prevenzione e tutela: gli strumenti che un sito senza concessione ADM non ha
Quali strumenti di tutela restano al giocatore italiano, e da dove arriva l’obbligo di offrirli. La risposta sta nei limiti che il concessionario deve mettere a disposizione.

L’articolo 15, comma 1, del decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41 elenca gli strumenti che un concessionario deve garantire: autolimiti su tempo, spesa e perdita; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, stabiliti dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati dall’ADM; messaggi automatici sulla durata della sessione e sulla spesa; strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto; un canale di contatto attivo almeno cinque giorni a settimana, otto ore al giorno.
prevenzio
Il limite di deposito che si sceglie in registrazione
Il momento in cui tutto questo diventa operativo è la registrazione. All’apertura del conto il giocatore sceglie un limite di deposito settimanale o mensile. Un limite abbassato ha effetto immediato, uno alzato entra in vigore dopo sette giorni: è l’unico modo che ha un sistema di impedire a chi sta vincendo una serata di decidere in fretta quanto spendere, e funziona perché mette un tempo di attesa tra la decisione e la possibilità di eseguirla.
Le condizioni di AdmiralBet mostrano come il meccanismo venga implementato nel dettaglio. In registrazione l’operatore chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. La stessa pagina indica che i limiti di importo depositato previsti dall’articolo 15, comma 1 sono fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento di gioco secondo protocolli approvati dall’ADM, ma la cifra che l’ADM stabilisce nella gara per il limite di deposito non è pubblica. In pratica, il numero lo si incontra in fase di registrazione, non in una norma.
Qui l’angolo della conseguenza è immediato. Un giocatore abituato a ricaricare «quando serve» scopre che l’aumento non è istantaneo: il conto resta per una settimana al livello scelto, e vale la pena impostare quel numero la prima volta sapendo che per sette giorni sarà quello.
Autoesclusione: dal 1° febbraio 2026 è cambiata la durata
L’autoesclusione ha una doppia vita: è uno strumento del sito e, dal lato della rete, una voce in un registro. Le condizioni di AdmiralBet prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia. Dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi.
Il primo dato da notare non è la durata, è l’estensione. Un’autoesclusione registrata nel RUA non riguarda un marchio, riguarda la rete autorizzata intera: chi la richiede per una spesa fuori controllo su un conto la trova attiva anche sugli altri.
Il secondo dato è l’effetto pratico del cambio di febbraio. Un intervallo che parte da 7 giorni e arriva a 270 cambia il tipo di decisione che si sta prendendo. Le durate brevi rendono l’esclusione un attrezzo da usare e smontare; una durata lunga è una rinuncia vera, e con essa si sceglie insieme la data in cui si torna a poter giocare. Per chi ha dubbi su quale delle due gli serva, il canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana esiste proprio per questo.
Tessere dell’identità e conto: quando il gioco è consentito
Nessun conto di gioco in Italia esiste senza identificazione completa, e il modo in cui l’identificazione avviene è diventato parte dell’esperienza di apertura. Per aprire il conto BetFlag il sito rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE, accanto alla registrazione classica; il gioco è vietato ai minori di 18 anni.
La ragione dell’attenzione va oltre la formalità. Un conto validato è un conto dal quale si può prelevare; un conto aperto con il modulo classico e mai validato non lo è, e resta sospeso finché la validazione non arriva. Chi apre un conto la sera pensando di ritirare la settimana dopo dovrebbe sapere dove si trova, in quel percorso, il passaggio che gli serve.
Il divieto ai minori di 18 anni non è una raccomandazione dell’operatore. L’articolo 3, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 41/2024 nomina la tutela dei minori di età tra i principi del settore, le condizioni di concessione includono l’esclusione dei minori dal gioco e la legge italiana fissa l’età a 18 anni.
Se il conto è in Italia, la dichiarazione dei redditi resta semplice
Il fisco è il punto in cui la differenza tra dentro e fuori dal sistema diventa più tangibile per il giocatore, e lo è in entrambe le direzioni.
Sui conti di un concessionario ADM l’imposta unica la paga l’operatore: 20,5 % se le giocate sono raccolte sulla rete fisica e 24,5 % se raccolte a distanza, calcolata sulla differenza tra le puntate e le vincite. Le scommesse a quota fissa su corse di cavalli pagano le stesse aliquote, mentre le giocate sugli eventi simulati pagano il 24,5 % sull’importo raccolto al netto delle vincite restituite. Il campione delle vincite, in sostanza, non è il giocatore. Secondo la stampa di settore, le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non vanno dichiarate, perché il prelievo avviene alla fonte: il giocatore riceve la somma netta e non dichiara nulla. La precisazione non è sulla pagina di un’autorità fiscale, quindi vale il consiglio che vale sempre in materia: consultare un commercialista.
La storia cambia dall’altra parte del confine. La risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010 dell’Agenzia delle Entrate tratta le vincite online come «redditi diversi» ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lett. d) del TUIR, anche per i siti registrati o ospitati all’estero, imponibili secondo l’articolo 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto e senza deduzioni. In termini pratici: nessuna ritenuta applicata dall’operatore, una dichiarazione da presentare nel Modello Redditi PF o nel 730, e un’aliquota IRPEF applicata di cui non si conosce la misura. La posizione va letta come indicazione di principio e non come consulenza fiscale: le vincite andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate.
C’è una conseguenza che sfugge a quasi tutti. Un giocatore che vince su un dominio estero non autorizzato non è «fuori dal fisco italiano»: è dentro, con l’obbligo dichiarativo, senza il prelievo alla fonte che glielo semplificava. Il sistema gli ha risparmiato la ritenuta e gli ha lasciato il lavoro.
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I dieci operatori con concessione ADM, in ordine di confronto
StarCasinò: il marchio casinò-first con un book dentro
StarCasinò opera su concessione ADM n. 16026, intestata ad Azzurri Limited, su un sito .it proprio. L’app del marchio permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò.
La struttura del prodotto va letta per quella che è. Il marchio viene dal casinò, e la scommessa sportiva vive dentro la stessa app delle slot; il book è coperto, non è il centro della casa. Per chi alterna schedina e gioco da tavolo la compresenza può essere comoda; per chi cerca un palinsesto costruito prima di tutto sulle scommesse, il baricentro è un altro.
Il giudizio taglia corto: qui il registro ADM è la sostanza, non la scenografia, perché il marchio condivide la licenza con un altro dominio dello stesso gruppo e questo ricorda che la concessione non è un attributo della marca ma del sito.
Sisal: un libro che regge il confronto sul volume
Sisal opera su concessione ADM n. 16020, intestata a Sisal Italia S.p.a., su un sito .it proprio. L’app del marchio indica oltre 1.000 eventi al giorno per le scommesse sportive e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita di partite di calcio, volley, tennis e basket. L’app permette inoltre di accedere al conto gioco con Touch ID e di piazzare le scommesse da mobile.
Tra le giocate proposte figurano la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal e le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni; la funzione Cash Out permette di chiudere la giocata prima che l’evento finisca.
La combinazione di volume e varietà è il punto. Un palinsesto che tiene 15.000 eventi live dice poco sulle quote praticate, ma dice molto sulla profondità del mercato interno: chi gioca su mercati secondari, cartellini o tiri, trova più controparte lì che altrove.
Se il tuo problema è trovare il mercato, e non il prezzo, questo è il profilo che lo risolve.
Betsson: pre-match e live, con i mercati raccolti in una griglia chiara
Betsson opera su concessione ADM n. 16027, intestata ad Azzurri Limited, ed è gestito su un sito .it dedicato. L’offerta si concentra su scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo.
La lista è corta e vale più di una lista lunga. Un operatore che espone marcatori e combo vuole che il giocatore componga una multipla; un operatore che espone 1X2 e Under/Over vuole la singola. Le due cose convivono, ma la prima spiega perché molti ingressi al prodotto passino da là.
Anche qui il numero di licenza condiviso con StarCasinò dice la stessa verità: la concessione appartiene alla società, non al nome sul frontespizio.
SNAI: il marchio con la storia più lunga e il Cash Out in vetrina
SNAI opera su concessione ADM n. 16032, intestata a Snaitech Spa, su un sito .it proprio. L’app SNAI Sport offre scommesse singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori, e la funzione Cash Out per chiudere le schedine prima della fine dell’evento.
La presenza dei sistemi accanto alle multiple è una nota di carattere. Chi gioca sistemi sta costruendo coperture, non una giocata secca; il Cash Out, dal canto suo, è lo strumento che l’operatore mette in vetrina perché è quello che genera più interazione durante l’evento, e conviene ricordare che chiuderlo prima della fine significa accettare il prezzo che il bookmaker offre in quel momento, non il prezzo di mercato.
Se il tuo modo di giocare prevede una via d’uscita a metà partita, qui la trovi insieme ai mercati che la rendono sensata.
Eurobet: il palinsesto più largo del confronto
Eurobet opera su concessione ADM n. 16012, intestata a Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, su un sito .it proprio. L’app Eurobet Sport offre un palinsesto che va da calcio, tennis e basket a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a eventi di spettacolo (musica, cinema, tv e reality show) e di politica (elezioni). La stessa società gestisce più siti .it tra le 52 righe dell’elenco ADM.
Quella coda è il vero oggetto della riga. Scommettere su un’elezione o su un reality non è una curiosità da bar: sono mercati con liquidità sottile e margini raramente gentili, e chi li gioca lo sa. Ma la presenza di un mercato è l’unica prova che quel mercato esiste su quel sito, mentre l’assenza di un mercato su un sito estero è spesso l’unica cosa che manca per accorgersi che non c’è nessuno a garantirne il pagamento.
Il profilo largo ha un costo e un beneficio opposti e simmetrici: nessuno resta senza una partita da giocare, e nessuno ha un motivo per credere che il prezzo sia competitivo su tutte.
bet365: il partner globale con il presidio sui grandi campionati
bet365 opera su concessione ADM n. 16030, intestata a Hillside (New Media Malta) Plc, su un sito .it proprio. Il marchio si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e offre scommesse su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live. I suoi strumenti di gioco responsabile comprendono periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e auto esclusione; per i residenti in Italia è indicato il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22.
Il marchio è quello che più di ogni altro nella lista vive di un doppio registro: globale nella visibilità, italiano nella licenza. La differenza tra un’offerta del genere e un dominio estero che promette «quote migliori» non sta nel prezzo, sta in quale autorità risponde per quel prezzo — e la risposta, per un concessionario, è l’ADM.
Goldbet: bonus di benvenuto e schedine di ogni formato
Goldbet opera su concessione ADM n. 16009, intestata a Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy), su un sito .it proprio. L’app del marchio permette di giocare schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport; scaricando l’app e registrandosi si può ricevere il bonus di benvenuto.
Il bonus di benvenuto è la porta d’ingresso classica, e vale la pena guardarla con l’occhio del rigioco. Un bonus che richiede puntate a quota minima e una scadenza breve è un incentivo a giocare in fretta; è esattamente la ragione per cui i requisiti vanno letti prima di riscattare e non dopo.
Nelle condizioni di Goldbet, del resto, l’apertura del conto è anche il momento in cui si scelgono i limiti, esattamente come per gli altri concessionari: la stessa pagina che promette l’omaggio è quella che fissa il tetto di deposito.
Planetwin365: la copertura dei campionati nazionali e oltre 20 sport
Planetwin365 opera su concessione ADM n. 16007, intestata a Pwo S.p.a., su un sito .it proprio. L’app copre i principali campionati di calcio nazionali ed europei — Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga — e competizioni come Champions League, Europa League e Conference League, oltre a più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta.
La lista dei campionati è quella di chi costruisce il prodotto per il pubblico italiano e non per il pubblico internazionale. Serie C e Coppa Italia in testa alla descrizione dicono più di qualunque slogan: sono i mercati che interessano a chi segue il calcio italiano tutto l’anno, comprese le domeniche minori. Per quel lettore la differenza non sta nella quota sul big match, che è visibile ovunque, sta nel trovare un prezzo decente su un anticipo di Serie C.
Su quel terreno un dominio estero non ha niente da offrire, perché il suo palinsesto italiano è di seconda mano.
AdmiralBet: limiti, autoesclusione e identificazione nelle proprie condizioni
AdmiralBet opera su concessione ADM n. 16048, intestata ad Admiral Bet S.r.l., su un sito .it proprio. Il conto di gioco si apre con registrazione classica, caricando fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure con SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo (OTP) e importa i dati automaticamente. In registrazione l’operatore chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. Le condizioni prevedono inoltre l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto sull’intera rete nazionale (RUA).
AdmiralBet è il marchio che in questo confronto rende la tutela una pagina di condizioni generali, e non un’icona in fondo. La sequenza di apertura del conto è essa stessa la prova dell’ordinamento: il giocatore sceglie i propri tetti prima di poter giocare, e la scelta è irreversibile verso l’alto per una settimana.
La conseguenza pratica è tutta qui: su un dominio senza concessione la stessa cosa semplicemente non accade. Non c’è nessun registro che ricordi un’esclusione, non c’è nessun protocollo ADM che fissi un limite in base all’età e al comportamento di gioco, non c’è nessun canale di contatto obbligato ad aprire cinque giorni a settimana.
BetFlag: identificazione con SPID e CIE accanto alla registrazione classica
BetFlag opera su concessione ADM n. 16008, intestata a Betflag S.p.a., su un sito .it proprio. Per aprire il conto il sito rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE, accanto alla registrazione classica; il gioco è vietato ai minori di 18 anni.
La scelta di offrire SPID e CIE come percorsi pieni, e non come scorciatoia di nicchia, sposta il momento critico dell’apertura del conto in avanti: l’identità si conferma all’inizio, non al prelievo. Chi apre il conto e vuole ritirare la settimana dopo arriva alla cassa con i documenti già in ordine, mentre chi sceglie il modulo classico deve sapere entro quale finestra di validazione deve muoversi, perché senza la validazione il conto resta sospeso e i prelievi bloccati.
Il marchio chiude il confronto senza fronzoli: qui l’identificazione è il prodotto, non l’ostacolo.
Dove si gioca e quanto costa quel gioco
Il canale di ricarica racconta l’ordinamento meglio di qualunque elenco. In Italia esistono i punti vendita ricariche previsti dall’articolo 13 del D.Lgs. 41/2024: tabaccai e ricevitorie iscritti in un registro dell’ADM, che ricaricano il conto di gioco solo su richiesta del titolare dopo l’identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già comunicato al concessionario oppure in contanti fino a 100 € a settimana in totale. Un punto vendita non può pagare vincite né far prelevare il saldo, e l’iscrizione al registro costa 100 € l’anno a chi lo gestisce.
Quel limite in contanti è la parte che sfugge a chi legge velocemente. Non è un tetto al deposito: è un tetto a quanto si può far transitare in contanti da un punto vendita in una settimana, e vale in totale su tutti i punti vendita che il titolare usa. Chi ricarica così non ha modo di alzare quel numero, perché non è un’impostazione del conto ma una regola del canale.
Accanto a questo percorso, i confronti mostrano abitualmente carte, PostePay e altre carte prepagate, portafogli elettronici come PayPal, Skrill e Neteller, Satispay, bonifico, voucher e ricariche in contanti in tabaccheria con SisalPay e Mooney. L’elenco preciso degli strumenti accettati sta nelle condizioni di ciascun operatore e va letto lì. Sulle criptovalute presso i concessionari ADM la situazione non è definita, e non esiste una norma che nomini strumenti approvati: chi promette ricariche in cripto su un dominio estero sta descrivendo un canale che in Italia non ha cornice.
C’è poi il fronte dei pagamenti dall’altro lato. L’articolo 22, comma 1 del D.Lgs. 41/2024 prevede un regolamento, da adottare d’intesa con la Banca d’Italia, per impedire ai prestatori di servizi di pagamento di trattare denaro di gioco per operatori privi di concessione; la data di entrata in vigore non è confermata. Quando quella rete si chiuderà, il modo più concreto in cui un dominio estero perde terreno non sarà il blocco del nome ma l’impossibilità di incassare e pagare con strumenti italiani.
Che cosa impedisce il Decreto Dignità
La pubblicità è l’altro fronte, e qui la regola italiana è tra le più severe d’Europa. Il Decreto Dignità, articolo 9 del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito dalla legge 96/2018, è in vigore. L’ADM lo ha richiamato il 28 febbraio 2024: «è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet». A vigilare è l’AGCOM, con una sanzione pari al 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione. Lo stesso decreto promuove la pubblicità del gioco pubblico che serve a un gioco sicuro e responsabile e consente a un concessionario di diffondere messaggi sociali o di gioco responsabile con il proprio logo.
Il divieto riguarda la pubblicità, non l’esistenza del bonus: un bonus di benvenuto resta legittimo, non se ne può fare pubblicità. Ed è una distinzione che spiega molto del panorama che il lettore incontra: le promozioni che un tempo riempivano le maglie delle squadre sono migrate su canali che non hanno sede in Italia, o sono diventate pagine di confronto.
Lo stato dell’applicazione è meno lineare del divieto. Nel 2025, secondo quanto riporta la stampa di settore, l’AGCOM non ha registrato sanzioni per violazioni del divieto; il TAR Lazio, con ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €; due rinvii alla Corte di giustizia dell’Unione europea sono pendenti, il C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme e il C-194/25 sulla necessità di notifica del divieto. Una proposta di modifica — un emendamento di Forza Italia alla legge di bilancio per il 2026 volto a rimuovere il divieto per la pubblicità indiretta, come le sponsorizzazioni — è stata presentata ma non è legge: alla data della verifica il divieto è in vigore.
Qui l’angolo della conseguenza tocca il lettore in modo diretto. Il dominio estero non è pubblicizzabile in Italia come non lo è il concessionario, e questo significa che la sua presenza in Italia passa da canali che nessuno controlla: motori di ricerca, link, passaparola. La pubblicità che il marchio italiano non può fare e quello estero non può fare ugualmente è proprio quella che direbbe al giocatore chi risponde dei suoi soldi.
Quanto costa davvero soddisfare un requisito di rigioco
Ecco il conto che la vetrina non fa mai. Prendiamo un deposito illustrativo di 100 € depositati una volta, che è anche il limite di deposito settimanale che il giocatore sceglie in registrazione, e immaginiamo di doverlo rigiocare su un mercato a due esiti con entrambe le quote a 1,90. Non è una quota di nessun operatore: serve solo a rendere visibile il meccanismo.
Quel mercato restituisce circa il 95 % di quanto raccoglie, quindi trattiene circa il 4,7 %. Se il requisito di puntata chiede di giocare 100 € di turnover, il costo medio dell’operazione è pari a quel turnover moltiplicato per il margine del mercato: un valore compreso tra circa 4,70 € nel caso di un requisito pari alla sola somma depositata e circa 7 € se il requisito sale a una volta e mezza quella somma. Stiamo parlando del costo medio di far girare quei soldi, non di quello che si vincerà: è una stima su molte giocate ripetute nelle stesse condizioni, e nessuna singola schedina si comporta così. Con un turnover più alto il conto cresce in proporzione, ed è per questo che la domanda da farsi davanti a un requisito di puntata è quanto turnover chiede, non quanto è grande il bonus.
Il numero si legge meglio se gli si mette accanto un intervallo. Su requisiti di rigioco di uso comune il costo medio di far girare un deposito illustrativo di 100 € sta intorno ai 5-7 €, circa il 5-7 % della somma depositata; su requisiti pesanti, e su mercati con margine più alto come una multipla o un mercato a quota bassa, la stessa cifra può avvicinarsi o superare il 10 %. Sono bande indicative, valide per quel mercato e quelle quote: cambiarle cambia il risultato, e non le rende meno indicative.
Vale la pena dire l’ovvio che la vetrina salta: se il requisito non viene completato, il bonus non si incassa, ma il denaro proprio speso per provarci non torna. Il costo medio di 5-7 € è il caso in cui si arriva in fondo. Nella pratica molti giocatori non ci arrivano, e per loro il costo medio dell’operazione è semplicemente la somma che hanno rigiocato.
Il limite di deposito settimanale che il giocatore ha scelto in registrazione ha un effetto collaterale qui, e non è piccolo: un tetto alla ricarica settimanale è anche un tetto a quanto si può sfruttare un’offerta prima di esaurire la finestra. Chi ha scelto un limite prudente scopre che certi requisiti non si completano nei tempi con quel tetto.
Domande frequenti
Che cosa rischia concretamente chi gioca su un sito non AAMS?
Il rischio non è solo quello di un pagamento mancato. L’ADM ha ricordato il 28 febbraio 2024 che il partecipante a scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi, ai sensi dell’articolo 4 della legge 401/1989. L’importo dell’ammenda non è noto.
Come si verifica se un bookmaker ha la concessione ADM?
Si consulta l’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato dall’ADM e si cerca il dominio .it specifico, non il marchio: la concessione è rilasciata per sito. L’elenco non indica quali giochi il concessionario tratti, quindi la presenza di una sezione scommesse va verificata sul sito o sull’app dell’operatore.
Che cos’è il RUA e come funziona l’autoesclusione?
Il RUA, Registro Unico degli Autoesclusi, è il registro istituito nel 2018 che blocca tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia e le sale fisiche, a prescindere dal concessionario presso cui la richiesta è stata presentata. Dal 1° febbraio 2026 la durata dell’autoesclusione va da 7 a 270 giorni, oppure è indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi.
Che cosa vieta il Decreto Dignità in materia di pubblicità delle scommesse?
Il Decreto Dignità (art. 9, D.L. 87/2018) proibisce ogni forma di pubblicità di giochi o scommesse con vincite in denaro, su ogni mezzo inclusa la rete. La sanzione minima è di 50.000 €, applicata dall’AGCOM. Il divieto non colpisce l’esistenza dei bonus, ma la loro promozione, limitando la visibilità di chi opera legalmente.
Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?
Alla registrazione il giocatore sceglie un limite di deposito settimanale o mensile. Un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato entra in vigore dopo sette giorni. L’articolo 15, comma 1 del D.Lgs. 41/2024 prevede anche autolimiti su tempo, spesa e perdita, messaggi automatici e un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana.
Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?
Sui conti di un concessionario ADM l’imposta unica la paga l’operatore, al 20,5 % sulla rete fisica e al 24,5 % a distanza, calcolata sulla differenza tra puntate e vincite: secondo la stampa di settore il giocatore riceve la somma netta e non dichiara nulla, ma conviene consultare un commercialista. Le vincite da siti esteri andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate; non è consulenza fiscale.
Quello che resta dopo il confronto
La domanda da cui molti partono — quale bookmaker non AAMS convenga oggi — ha una risposta che non è un marchio. Un sito senza concessione italiana non offre al giocatore italiano niente che un concessionario non offra già, e in cambio non gli mette a disposizione gli strumenti che l’ordinamento italiano gli riconosce: l’autoesclusione estesa a tutte le piattaforme autorizzate, i limiti scelti in registrazione e applicati con il ritardo di sette giorni sugli aumenti, un’autorità che vigila e un foro italiano dove discutere.
Il resto lo fa il conto. Un requisito di puntata che chiede di far girare cento euro su un mercato che restituisce il 95 % costa in media tra i 4,70 € e circa 7 € nel caso base illustrato, e si avvicina o supera il 10 % quando il requisito è pesante e il margine del mercato è più alto. È una stima, non un preventivo, ma è una stima che vale per qualunque bonus, anche per quello di un concessionario. In entrambi i casi si paga il margine del bookmaker: nessun dominio estero batte il margine italiano dal lato del giocatore, perché il margine è la fonte del ricavo di chiunque accetti scommesse.
Chi cerca in questa pagina un modo per giocare fuori dal sistema italiano non lo troverà, e non è una posizione morale: è che i due perimetri non hanno lo stesso prezzo. Chi invece vuole scommettere con una controparte che risponde in Italia ha dieci siti con numero di concessione da controllare, un registro in cui iscriversi se serve, e un limite di deposito da scegliere con la consapevolezza che per una settimana non lo potrà alzare.
Prima di aprire il conto, un’ultima abitudine che vale più di qualunque confronto: cercare il dominio nell’elenco ADM, aprire le condizioni generali dell’operatore e leggere due cose soltanto — il requisito di puntata del bonus e la sezione sui limiti. Basta quello per sapere dove si è finiti.
Siti non AAMS ed esteri – Bonus Piuvantaggiosi
Contenuto creato dal team «Bonus Piuvantaggiosi»
